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Il mistero dell’addio di Luca Morisi a Salvini: lascia perché la Lega è No vax o perché la Bestia non funziona più?

Il Casaleggio del Capitano abbandona a sorpresa l’incarico di social media manager. E dietro la decisione ci sono due chiavi di lettura diversa

Il Casaleggio di Salvini lascia. Luca Morisi, professore a contratto all’università di Verona e creatore della “Bestia” del Capitano, ovvero la squadra di comunicatori che ha aiutato sui social network il segretario della Lega con Alessandro Paganella negli ultimi anni e direttore del web della Lega, ha deciso di lasciare l’incarico. «Ringrazio tutti per l’interesse e l’amicizia: sto bene, non c’è alcun problema politico, in questo periodo ho solo la necessità di staccare per un po’ di tempo per questioni famigliari», ha fatto sapere lui in un messaggio in chat. Mentre Salvini ha detto di non voler entrare nel merito. Ma dietro le parole di circostanza ci sono due spiegazioni diverse che circolano nel Carroccio per la decisione dell’ex guru del web. Che non è improvvisa anche se è stato improvviso l’annuncio arrivato ieri, mentre nella Lega ancora si discuteva dell’addio di Francesca Donato.


Perché il creatore della “Bestia” lascia la Lega?

La prima spiegazione sussurrata in queste ore è che Morisi fosse a disagio nel sostenere la linea No vax (o meglio: Free Vax, qualunque cosa ciò voglia dire) del Capitano. Secondo fonti interne al Carroccio citate ieri dall’agenzia di stampa AdnKronos Morisi non condivideva le ambiguità sulla vaccinazione anti-Covid portate avanti da una parte dei leghisti, contrari anche al Green pass. Da qui, secondo alcuni, la decisione di scendere dalla nave del Capitano. Mollando la macchina di propaganda online che negli anni era cresciuta dai 18 mila ai 4 milioni e mezzo di fans. Riuscendo anche nell’impresa – non così scontata, visto che di regola essere famosi su Facebook è come essere ricchi a Monopoli – di capitalizzare il risultato in voti nelle elezioni europee del 2019 che hanno incoronato il Carroccio come primo partito d’Italia.


Consigliere provinciale della Lega Nord dal 1993 al 1997, Morisi aveva abbandonato la politica per dedicarsi all’insegnamento (è laureato in filosofia e teneva un corso di informatica filosofica). Poi nel 2015 la folgorazione sulla via di Matteo e la costruzione della gioiosa macchina da guerra dei social network che a colpi di «invasioni» dei migranti e di «risorse boldriniane» era arrivata fino al ministero dell’Interno, con emolumenti di tutto rispetto per Morisi (65 mila euro l’anno) e il suo socio Paganella (85 mila). Negli ultimi due anni la Bestia ha speso 400 mila euro in sponsorizzazioni su Facebook. E ha trovato una sede piuttosto curiosa: via delle Botteghe Oscure a Roma, sede del sindacato Ugl ma soprattutto ex storico indirizzo della segreteria del Partito Comunista Italiano. Con un contratto pagato dal gruppo della Lega in Senato.

Vittima dei No vax o dei governatori?

Ma perché Morisi ha mollato Salvini? «Era nell’aria da un po’, da tempo si era allontanato anche come presenza fisica — racconta a Repubblica un leghista di lunga data e ben addentro all’inner circle di Salvini — . Essendo una persona estremamente intelligente e sensibile Morisi ha capito che un ciclo era finito. E ne ha tratto le conseguenze». Quello che non è chiaro è se il guru di Salvini abbia anche lasciato l’incarico nella segreteria della Lega che ricopre dal 2020. E proprio facendo leva su questo oggi La Stampa fornisce un’altra chiave di lettura al gesto di Morisi. Il quotidiano spiega che tra gli uomini della vecchia guardia del Nord vicini a Giancarlo Giorgetti, quando si cercavano le cause delle difficoltà del Carroccio, il nome di Morisi veniva scandito con insistenza. In molti lo volevano fuori dalla Lega.

E nell’ultima settimana, nelle varie interlocuzioni tra Giorgetti e i governatori leghisti – secondo quanto risulta alla Stampa – una frase più di ogni altra ha martellato nelle chat e nelle telefonate: «Matteo viene consigliato male». E chi consiglia Salvini se non Morisi? Anche il governatore del Veneto Luca Zaia, sempre ascoltato all’interno del partito, avrebbe chiesto di «tornare a parlare con le imprese e con la gente, ascoltare le loro paure, e seguire meno il sentiment dei social». Perché non si può – lamentavano in risposta alcuni colonnelli del Nord – vivere la politica come una corsa dietro a Giorgia Meloni, in una «guerra continua su Facebook». Secondo questo punto di vista la Bestia e il suo intercalare sui social danneggiano la costruzione di un grande partito di centrodestra. E mettono in pericolo l’attrattiva del Carroccio presso il voto dei moderati. Per questo Morisi se ne è andato. E adesso in molti attendono anche le dimissioni dalla segreteria. Che suonerebbe proprio come una resa.

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