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Su Zaki torna lo spettro dell’ergastolo, Amnesty: «Confermate anche le accuse più gravi. L’ottimismo dal governo italiano era vuoto»

Amnesty spera che il caso Zaki non finisca come quello di Ahmed Samir Santawy, arrestato un anno dopo Patrick e condannato già a quattro anni. Per terrorismo (e di questo è accusato lo studente dell’università di Bologna) si rischia l’ergastolo

«C’è enorme preoccupazione. Sin dal rinvio a giudizio sospettavamo che le accuse più gravi fossero state solo congelate, ma non annullate. Le dichiarazioni dell’avvocata rendono del tutto vuote quelle parole di grande ottimismo pronunciate all’indomani della prima udienza come se tutto fosse risolto o in via di risoluzione grazie a una presunta attività diplomatica del nostro governo». Questa la denuncia di Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International Italia, che all’Ansa commenta le accuse che, ancora oggi, vengono rivolte a Patrick George Zaki, lo studente dell’università di Bologna in carcere in Egitto da un oltre un anno e mezzo. Le accuse sono di propaganda sovversiva e terroristica. Il pericolo è che la storia di Zaki possa finire come quella di Ahmed Samir Santawy, arrestato un anno dopo Patrick e condannato già a quattro anni: «Ci auguriamo che non finisca allo stesso modo, con una condanna inappellabile, ma purtroppo dobbiamo essere preparati anche a questo scenario».


Imputato per terrorismo

A lanciare l’allarme, per prima, era stata la legale di Zaki, Hoda Nasrallah, secondo cui le accuse più gravi a carico del suo assistito – quindi propaganda sovversiva e terroristica – non sono mai state archiviate ma, anzi, persistono ancora oggi nel processo in Egitto sulla diffusione di notizie false attraverso un articolo online. «Il rinvio è avvenuto con tutte le accuse e ci sono altri atti che verranno aggiunti in due fotocopie», ha detto Hoda all’Ansa. Gli altri atti non sono altro che «articoli» mentre «l’articolo online» a cui si fa riferimento è quello sulle persecuzioni dei cristiani d’Egitto. Dovrebbero restare, intanto, le accuse per istigazione alla protesta, «al rovesciamento del regime», «all’uso della violenza e al crimine terroristico». Reati che, secondo Amnesty, gli fanno rischiare 25 anni di carcere o addirittura l’ergastolo, stando a un’altra fonte legale egiziana. Se si limitassero solo alla prima accusa, allora Zaki rischierebbe cinque anni di galera che si ridurrebbero a tre anni e cinque mesi (visto che una parte l’ha già scontata). La prossima udienza è fissata per martedì 28 settembre, sempre a Mansura.


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