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Il centrodestra festeggia la fine del Ddl Zan ma i problemi restano. Toti diserta il vertice. Miccichè: «Renzi venga con noi»

Il presidente della Liguria si sfila dai vertici di coalizione nella nuova villa romana di Berlusconi, mentre Miccichè, dalla Sicilia, invita Renzi a lasciare il centrosinistra per unirsi al centrodestra

Al netto della vittoria politica sul Ddl Zan rivendicata da diversi esponenti del centrodestra, la coalizione continua a vivere una fase di forte fibrillazione: la Lega soffre la perdita della leadership in favore di Fratelli d’Italia che, però, deve fare i conti con le accuse di neofascismo e una classe dirigente locale incapace di convincere l’elettorato alle passate amministrative. Dal canto suo, anche il gruppo berlusconiano è diviso – come il Carroccio – tra uomini di governo e uomini di propaganda. In un equilibrio precario che Silvio Berlusconi cerca di governare con un obiettivo mal celato: diventare il successore di Sergio Mattarella. L’ultimo segnale di allarme arriva dal presidente della Liguria, Giovanni Toti, che ha deciso di disertare il vertice di oggi, 28 ottobre, nella nuova villa di Berlusconi sull’Appia Antica. «Non ci vado perché sarebbe violazione di domicilio e non intendo compiere reati – scherza -. Mi chiedo di quale centrodestra si sta parlando visto che si presenta un pezzo in maggioranza e uno all’opposizione, un pezzo a difendere vaccini e Green pass e un altro quanto meno vellicante di chi protesta, uno che pensa ad una riforma previdenziale di ampio respiro o quella ancorata a vecchi schemi del passato come Quota 100. Quale linea prevale?».


Toti: «Spero che Salvini, Meloni e Berlusconi non giochino sul Quirinale una partita di interesse personale»

Il presidente della Liguria rilancia poi una sua vecchia proposta: «Riterrei opportuno coinvolgere tutti. Sono anni che chiedo degli Stati Generali. Inutili i vertici come quello di oggi se prima il centrodestra non chiarisce le sue posizioni e i programmi a lungo termine. Mi sembra che al momento si sia più interessati a risolvere delle liti interne che altro». Il leader di Coraggio Italia conclude ragionando sull’ipotesi di Berlusconi al Colle. «Un’aspirazione legittima per la statura dell’uomo. Sarebbe un risarcimento dopo tante ingiustizie e un momento di pacificazione nazionale. Non so se ci saranno le condizioni, nella storia i leader forti difficilmente hanno trovato la sintesi di una maggioranza larga che è indispensabile. Io lo voterei, ma è una strada stretta. Detto questo mi auguro che Salvini, Meloni e Berlusconi non giochino sulla massima istituzione una partita tattica nel proprio interesse: Berlusconi nel tentativo di tenere unita una coalizione per avere i voti degli alleati senza però avere una sintesi sulla visione, Meloni e Salvini per portare il Cavaliere al Quirinale e trainare la coalizione dalla loro parte».


La proposta di Miccichè

E mentre riecheggia ancora lo strappo della ministra Gelmini – supportata da Brunetta e Carfagna – che aveva denunciato un «partito schiacciato sulle posizioni sovraniste», e la situazione di «ministri esclusi dai tavoli in cui si decide e quasi sopportati dal partito», dalla Sicilia Gianfranco Miccichè, leader di Forza Italia in Sicilia, lancia una campagna acquisti di coalizione per strappare alla definizione di «centrosinistra» la parola «centro», identificata in Italia Viva, e portarla nella sua area politica, trainata sempre più a destra dall’esuberante consenso di Giorgia Meloni. Lo slogan è «Vogliamo il partito di Renzi nel centrodestra». Un tentativo di riequilibrio che il presidente dell’Assemblea Regionale Siciliana sottolinea di aver raggiunto «per le Comunali di Palermo. Sceglieremo insieme il candidato per la successione a Leoluca Orlando, in primavera. Già deciso a cena». Non un modo per sganciare la Lega in Sicilia, ma «il mio obiettivo – spiega Miccichè – è stare tutti insieme. Con gli uomini di Renzi e Salvini insieme. Perché Salvini non dovrebbe accettare un allargamento verso il centro?».

Galeotta fu la cena all’enoteca Pinchiorri, a Firenze? «Nessun mistero. Deputati vicini a Renzi come Nicola D’Agostino e Edy Tamajo, con Sicilia futura, da tempo spingevano per un dialogo. E arriva l’invito di Renzi. «”Vieni a Firenze?”. “Se mi porti da Pinchiorri, rispondo”, “Ottimo vino”». È presto per immaginare un cambio di coalizione strutturale dell’ex premier che ha lasciato il Pd per creare un suo soggetto politico. Ma la sola suggestione fa rabbrividire un altro rappresentante di quell’area di centro che sta attaccata, ma non troppo, alla sinistra. Carlo Calenda: «Matteo Renzi – scrive su Twitter -, sei stato uno dei presidenti del consiglio più riformisti della storia di questo Paese. Dalle unioni civili a Industria 4.0 abbiamo fatto cose che nessun governo era riuscito a fare prima. Ti ho visto difendere la democrazia e diritti delle minoranze davanti a Putin in Russia, prendendo più applausi di lui. Hai combattuto per una riforma sacrosanta della costituzione. Ma come cavolo ti viene in mente di legarti all’Arabia Saudita e allearti con Micciché. Non comprendi il rischio di distruggere anche la legacy di una stagione di cambiamento?».

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