Renzi e le intercettazioni sulla Fondazione Open: «La moglie di Nardella diceva ‘Ci fa perdere’»

La tesi della “medusa” come collettore di finanziamenti per l’ex presidente del Consiglio. E la storia del volo dagli Stati Uniti per tornare in Italia

Dopo la chiusura dell’inchiesta sulla Fondazione Open che vede tra gli indagati Matteo Renzi, Maria Elena Boschi e Luca Lotti oggi La Stampa e il Fatto Quotidiano pubblicano alcune intercettazioni allegate al fascicolo dell’accusa. La tesi della Procura è che la Fondazione Open fosse usata dalla «medusa» renziana come collettore di finanziamenti (7,2 milioni in 7 anni) e bancomat politico e personale a esclusivo uso del leader di Italia Viva. In particolare si racconta un episodio che risale al giugno 2018. Renzi viene invitato a Washington per commemorare Bob Kennedy, ma in quei giorni deve anche essere a Roma per votare la sfiducia al governo Conte.


Fondazione Open, le intercettazioni

Parlare negli Usa per l’ex presidente del Consiglio è «una figata storica» anche se «non posso evitare di votare la sfiducia a queste merde». Per questo ha necessità di tornare al più presto a Roma e chiede a Vincenzo Manes, imprenditore, se conosce qualcuno che possa affittare un aereo privato. Nelle ore successive, racconta l’articolo, la Fondazione Open firma un contratto (poi trovato dalla Guardia di Finanza nella cartellina “Volo privato MR Washington”) con una società di noleggio. L’aereo affittato è un Falcon 900 Ciampino-Washington. Il costo è di 134.900 euro. Ma la Fondazione ha in cassa solo 6mila euro. E qui l’avvocato Bianchi ne parla con Lotti: «134.900 euro???! Ma ha perso la testa?». La risposta dell’ex braccio destro: «Non ho parole. Io gli ho detto che senza copertura non si può». Ma le lamentele non cambiano l’obiettivo. Renzi parte e la copertura si trova grazie a un giroconto della fondazione Eyu, nell’orbita del Pd, e alla generosità di Gianfranco Librandi, imprenditore e parlamentare renziano. Alla fine Matteo Renzi può arrivare a Roma per votare la sfiducia a «quelle merde».


Il Fatto Quotidiano invece parla di una serie di intercettazioni che risalgono al maggio 2019 e riguardano Chiara Lanni, moglie di Dario Nardella. A parlare sono l’ex portavoce di Renzi Marco Agnoletti e Patrizio Donnini:

“(…) Oggi si è sfogato… ieri di persona, stamani al telefono… Matteo (Renzi, ndr) (…) contro Chiara (Lanni, ndr) (…) Perché la Chiara è quella che ha parlato male in giro tutto il tempo di Matteo (Renzi, n dr) …dice va: ‘non deve venire a fare la campagna elettorale, non lo voglio vedere’, di qui e di là, ok? Una volta che Matteo gli ha portato un arabo e si è incazzato di lui… ieri me l’hanno già detto di persona… poi stamani davanti all’articolo, un articolo della Nazione , in cui Nardella sembrava pigliare le distanze da Matteo (Renzi, ndr). (…) Matteo lo ha chiamato, ha detto: ‘Oh! Mi son stancato… perché mi son rotto il cazzo’, e l’articolo era sbagliato nel titolo, fuorviante, l’articolo era giusto, bene… però già che c’era gli ho detto di tutto sulla Lanni ecc… e infatti poi m’ha chiamato Dario (Nardella, ndr) e m’ha detto… ‘Ma Matteo m’ha offeso pesantemente Chiara ’ e gli ho detto: Dario però… rendiamoci conto un po’… cioè lei… Chiara era ossessionata… da Matteo, ‘allontana Matteo… Matteo ci fa (perdere)….’, tutti noi vedevamo i sondaggi e sappiamo che quel problema c’era, alla fine l’ha capito anche Matteo, infatti è sparito, però lei lo trattava come un cane!… come un appestato!”.

La circostanza dell’«arabo» è stata smentita da fonti vicine all’ex premier.

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