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Il figlio di Gheddafi si candida alle presidenziali in Libia. Chi è Saif al-Islam, l’erede del dittatore con una condanna per genocidio – Il video

Dopo l’annuncio di alcuni mesi fa al New York Times, è arrivata la conferma ufficiale: un Gheddafi potrebbe tornare al governo di Tripoli

Saif al-Islam, secondogenito (degli otto figli) di Gheddafi, ha annunciato di volersi candidare alle presidenziali in Libia, come ha fatto sapere il The Libya Observer su Twitter. Saif Al-Islam Gheddafi ha già presentato la candidatura, in maniera ufficiale, per le elezioni previste il 24 dicembre all’ufficio dell’Alta Commissione elettorale nazionale libica di Sabha. Il sito Al Marsad, sempre su Twitter, ha pubblicato anche le immagini (e i video, che mostriamo) di Saif mentre presenta i documenti per la candidatura. Il secondogenito, che aveva già anticipato in un’intervista la sua volontà di tornare al potere, avrebbe ancora un vasto consenso: secondo una stima accreditata da Al Arabiya, i “geddafiani” sarebbero ancora il 50-70 per cento dei libici.


Chi è Saif al-Islam

Già a luglio 2021 il secondogenito di Gheddafi aveva parlato della sua intenzione di ritornare al comando della Libia. E lo aveva fatto in un’intervista al New York Times. Da molti è considerato l’erede del padre Muammar, che è stato dittatore nel Paese dal 1969 fino alla sua morte, avvenuta nel 2011 per mano dei ribelli del Consiglio nazionale transitorio. Con la guerra civile, Saif è stato bersaglio dei ribelli, poi però è stato scarcerato dopo anni di prigionia e dal 2016 (grazie a un’amnistia varata nel 2015) è un uomo libero che vive in una località segreta. La Corte penale internazionale, intanto, vuole processarlo per crimini contro l’umanità e un tribunale di Tripoli lo ha condannato a morte per genocidio (ma può ricorrere in appello; il processo tra l’altro si è svolto in contumacia). Se Saif dovesse essere scelto come prossimo leader, i suoi problemi con la giustizia – almeno secondo chi lo sostiene – potrebbero essere presto superati.

Saif vorrebbe riportare il Paese all’unità e, infatti, ha già riorganizzato il Movimento popolare nazionale libico: «I politici hanno violentato questo Paese, ora in ginocchio – ha detto – Non ci sono soldi né sicurezza, non c’è vita. Esportiamo petrolio e gas in Italia ma qui manca la benzina e abbiamo continui blackout. È un fiasco». Insomma, un Gheddafi di nuovo sulla scena politica che, però, non pare dispiacere ai libici, almeno al 50-70 per cento. Saif, tra l’altro, ha sempre difeso il padre, divenendo, allo scoppio della guerra civile libica del 2011, uno dei due portavoce ufficiale del governo. In alcune occasioni disse che la Libia si sarebbe fratturata in mini-stati e che «i fiumi di sangue» avrebbero distrutto il Paese.

«L’amministrazione Obama è responsabile della distruzione della Libia, non il governo di mio padre. Quelle rivolte furono il centro di una tempesta perfetta, conseguenza di fenomeni che stavano crescendo da tempo, dalle tensioni esterne alle ambizioni opportunistiche di governi esteri, come quello francese di Nicolas Sarkozy», aggiunse. A rafforzare la sua figura anche la distruzione causata dalle lotte tra le milizie di Haftar e il governo di al-Sarraj. «Sono stato lontano dai riflettori per 10 anni. Bisogna muoversi con calma, lentamente, come uno spogliarello. Bisogna giocare un po’ con la mente delle persone», avverte ora lui. Ma per tornare al potere serve il consenso: «Siamo come pesci, e il popolo libico è il nostro mare. Senza loro, moriamo. Da qui prendiamo il nostro supporto: ci nascondiamo qui, combattiamo qui, ci rinforziamo qui. I libici sono il nostro oceano».

Foto in copertina di repertorio: TWITTER/Al Marsad

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