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Valentino Rossi, la sua The last dance a Valencia: 5 gare del Dottore che non dimenticheremo mai – Il video

Con l’ultima gara in Spagna, il Dottore chiude una carriera irripetibile con nove titoli vinti e milioni di tifosi sparsi in tutto il mondo

«Vado via per salvare un pò di me, l’asfalto sembra fatto di plastica ed ogni corsa è l’ultima». Così cantava Cremonini nel suo pezzo intitolato “46” e dedicato a Valentino Rossi, protagonista di una storia d’amore con le moto lunga 26 anni. Sembra ieri quando l’eterno ragazzo di Tavullia si era seduto per la prima volta su una Aprilia, lasciando fin da subito le briciole a tutti i suoi avversari. Da lì in poi ebbe inizio quella che oggi è conosciuta da tutti come “l’epoca di Valentino Rossi”, l’uomo che ha bucato le ere e che adesso si appresta a disputare la sua ultima gara.


Le imprese

Tra le celebri gare di Valentino Rossi non si può dimenticare il gran premio giapponese di Suzuka del 2001, occasione in cui il rivale Biaggi con una gomitata cercò di mandare fuori pista il dottore, che ha poi risposto con il sorpasso, il dito medio e la vittoria finale. Altro tassello importante è segnato dalla vittoria nel gran premio di Jerez del 2005, dove Rossi, ai tempi ancora a bordo della sua Yamaha, riuscì a battere il rivale Gibernau con la celebre spallata all’ultima curva ai danni dello spagnolo. Tra i trionfi più sentiti non può mancare quello del 2008 a Laguna Sera contro Stoner, quando in molti iniziavano a dire che l’era di Valentino fosse già finita allora, ma quel giorno il nove volte campione del mondo, prima di recarsi in pista disse all’amico di una vita Alessio Salucci che: «oggi le cose sono due, o vinco o forse non arrivo», dimostrando chiaramente che il giorno del suo addio era ancora lontano.


Arriviamo al 2009, l’anno dell’impresa al Gp di Catalunya contro il rivale e padrone di casa Jorge Lorenzo; in quell’occasione Rossi tirò fuori dal cilindro un sorpasso da straccio di licenza all’ultima curva, imboccando una fessura di 30 centimetri a 180 chilometri orari, in un punto in cui nessuno aveva mai azzardato un sorpasso. Altra celebre impresa la troviamo nel Gp di Argentina del 2015, dove dopo un testa a testa con Marc Marquez e un incrocio di traiettorie Rossi è riuscito a spuntarla, con il rivale spagnolo caduto rovinosamente sull’erba.

Irripetibile

Per tutti coloro che lo hanno amato e seguito in questi anni la sensazione è che Valentino Rossi sia riuscito a fare qualcosa che nessuno potrà mai replicare. A dirlo non sono solamente le emozioni che il pilota di Tavullia riusciva a regalare ogni domenica, ma anche i suoi nove titoli mondiali, caratterizzati da gare memorabili contro avversari che nel tempo cambiavano sempre, ma lui no. Da Biaggi a Gibernau, fino ad arrivare a Lorenzo, Marquez e Pedrosa, tutti campioni che più di una volta si sono dovuti arrendere allo smisurato talento del 46, unico pilota ad aver vinto il Mondiale in tre classi differenti (125, 250 e MotoGp) e l’unico capace di monopolizzare ogni pista del motomondiale grazie al muro giallo di tifosi che si è sempre portato dietro e che puntualmente riempiva gli spalti dei circuiti di tutto il mondo, facendo quasi sembrare ridicola quella minoranza che non faceva il tifo per lui.

Quando Rossi era in sella alla Honda la critica affermava che il pilota era in grado di vincere solo perché le prestazioni della sua moto erano superiori alle altre, ma è stata proprio questa la sfida che ha spinto Rossi a cambiare scuderia e collezionare mondiali in sella alla sua Yamaha. In vista dell’ultima apparizione a Valencia il re delle due ruote saluterà il suo pubblico per poi ritirarsi all’età di 42 anni: «Da lunedì la mia vita sarà diversa – ha affermato Rossi – non ci ho ancora pensato ma voglio solo divertirmi anche perché dopo continuerò a correre sulle 4 ruote». Rossi ha fatto la storia della MotoGp, diventando l’icona per eccellenza di questo sport, oltre a far appassionare grandi e bambini, che per 26 anni non hanno potuto fare a meno di attaccarsi davanti alla tv ogni domenica per gustare le imprese dal “dottore”. «Sono diventato una sorta di icona ed è stata la cosa migliore della mia carriera, più delle vittorie». Adesso gli anni sono passati e per Rossi è giunto il momento di dare l’addio alle moto, ma come dice Cremonini: «Quando il mondo correva più veloce di me giurai che lo sarei andato a riprendere».

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