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«Meglio in rianimazione che immunizzati»: il delirio dei No vax ricoverati a Padova

Mentre in Veneto crescono i ricoveri e Zaia prevede la zona rossa, nel nosocomio i pazienti non vaccinati sono orgogliosi

Preferisce essere intubata che iniettarsi una sostanza tossica. Questo è quanto ha detto una paziente No vax a Donatella Rampado, coordinatrice delle degenze all’ospedale di Padova. E non è l’unica, visto quello che il direttore della rianimazione Ivo Tiberio ha raccontato oggi a La Stampa: «Ci sono pazienti ostinati. Dicono che non vogliono essere intubati, che così li uccidiamo, ma senza questa procedura il tasso di mortalità sarebbe del 90%». In una regione in cui continuano a crescere i ricoveri e il governatore Luca Zaia dice che si va verso la zona rossa, l’ospedale fa storia a sé. Nel reparto, racconta oggi il quotidiano, c’è gente come Margherita, 57 anni, ricoverata da più di un mese a causa di Covid-19. Lei non si è immunizzata «perché il vaccino non è una garanzia, questo virus è una brutta bestia». Mentre la terapia semintensiva diretta dal professor Andrea Vianello è l’argine ultimo prima della Rianimazione: «In molti casi rifiutano le evidenze». «Da una parte ci sono pazienti anziani, immunizzati da oltre 5 mesi che pure si sentono traditi dal fatto di essere finiti in ospedale malgrado il vaccino», rivela la direttrice Anna Maria Cattelan «dall’altra gli irriducibili, che ci colpevolizzano per essere qui».


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