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Bielorussia, lacrimogeni contro i migranti al confine. Nuove sanzioni Ue e Usa per Lukashenko – Il video

Nella notte l’ok al bilancio europeo per il 2022: 2 miliardi per immigrazione e gestione frontiere. Telefonata Putin-Macron per discutere della crisi al confine tra Bielorussia e Polonia

Mentre la polizia polacca continua a lanciare gas lacrimogeni e usare idranti contro i migranti al confine con la Bielorussia, i leader mondiali si muovono per cercare di gestire una crisi migratoria che si inasprisce giorno dopo giorno. In queste ore il presidente russo Vladimir Putin e il presidente francese Emmanuel Macron hanno avuto una lunga discussione su quali strade intraprendere per contenere la situazione al confine tra Bielorussia e Polonia. Sul tavolo anche l’eventuale ruolo della Russia nella crisi, secondo quanto fa trapelare l’Eliseo, che spera in un effetto positivo della telefonata. I due leader si sono detti d’accordo sul necessario rispetto della dignità dei migranti. Putin avrebbe detto a Macron che le leadership europee dovrebbero dialogare con il presidente bielorusso Aleksandr Lukashenko. Il Cremlino ha anche avuto parole di critica nei confronti della polizia di frontiera polacca per le violenze contro i migranti – principalmente persone provenienti da Afghanistan, Iraq e Siria.


Nel frattempo dagli Usa stanno per partire nuove sanzioni contro il governo bielorusso, con l’accusa di compiere “atti inumani” nei confronti delle persone in fuga, spiega il portavoce del dipartimento di Stato Usa, Ned Price. Finalizzato anche il nuovo pacchetto di sanzioni europee, come annunciato dall’Alto rappresentante dell’Unione europea per la politica estera e di sicurezza, che dovrebbero entrare in vigore nei prossimi giorni. «La cosa principale oggi è difendere il nostro Paese, il nostro popolo ed evitare scontri», assicura oggi Lukashenko. Per il dittatore è innanzitutto necessario evitare che la situazione diventi «un duro scontro».


La politica europea (e i soldi)

Intanto, per gestire il fenomeno migratorio, il bilancio europeo per il 2022 prevederà 1,1 miliardi di euro per il Fondo Asilo, migrazione e integrazione e 809,3 milioni di euro per il Fondo per la gestione integrata delle frontiere per rendere più intensa la cooperazione sulla gestione delle frontiere esterne, inclusi 25 milioni di euro per la protezione del confine con la Bielorussia, ma anche per la politica in materia di migrazione e asilo, che prevede pure finanziamenti aggiuntivi per gli impegni di reinsediamento. L’accordo tra Parlamento e Consiglio è stato raggiunto in nottata. Sul piatto anche 227,1 milioni di euro per il Fondo sicurezza interna e 945,7 milioni di euro per il Fondo europeo per la Difesa a sostegno dell’autonomia strategica e della sicurezza europea; 15,2 miliardi per il sostegno ai paesi vicini, lo sviluppo e la cooperazione internazionali.

La prima pagina di «Avvenire»

Nel dibattito sulla crisi migratoria interviene anche il quotidiano italiano della Cei. «Se questa è l’Europa»: è questo il titolo sulla prima pagina di oggi di Avvenire. Sullo sfondo il blu della bandiera europea incorniciato da una corona di filo spinato giallo. «Le lanterne verdi promettono di onorare l’antico ed elementare dovere del soccorso e dell’ospitalità», scrive nell’editoriale il direttore del giornale della Cei Marco Tarquinio riferendosi ad alcuni cittadini che sulla frontiera, con le lanterne verdi, segnalano che nelle loro case i migranti possono essere accolti, in un momento in cui «il filo spinato sta sostituendo le stelle sopra le terre d’Europa». Ma le lanterne non bastano, avverte Tarquinio, se l’Europa è quella dei muri, dei campi di concentramento di Lesbo, dei finanziamenti alla Libia e ai suoi lager. «Se questa è l’Europa, l’Europa è imbelle, incrudelita e tradita. E noi non possiamo più dirci europei. Eppure europei, una buona volta, dobbiamo deciderci a essere».

E anche il Papa è intervenuto questa mattina sulla questione: «La storia in questi ultimi decenni ha dato segni di un ritorno al passato: i conflitti – ha detto – si riaccendono in diverse parti del mondo, nazionalismi e populismi si riaffacciano a diverse latitudini, la costruzione di muri e il ritorno dei migranti in luoghi non sicuri appaiono come l’unica soluzione di cui i governi siano capaci per gestire la mobilità umana. In questi quaranta anni e in questo deserto, tuttavia ci sono stati segni di speranza che ci permettono di poter sognare di camminare insieme come un popolo nuovo verso un noi sempre più grande».

Video @TadeuszGiczan / Twitter

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