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Un Green pass rafforzato per salvare il Natale: la richiesta al governo per evitare il lockdown

Le Regioni spingono sulla Certificazione Verde differenziata con durata ridotta e solo per vaccinati e guariti. Lunedì si decide. Il nodo dei controlli

Un Green pass rafforzato per evitare il passaggio in zona gialla o arancione e il rischio-collasso per le terapie intensive. Ovvero una Certificazione Verde Covid-19 differenziata o a due velocità con durata ridotta (da 12 a 9 mesi) che consenta solo a chi è vaccinato o guarito di partecipare alla vita sociale mentre chi non lo è potrà andare a lavorare e basta. Questa è la richiesta che le Regioni faranno al governo Draghi nell’incontro in programma lunedì 22 novembre: il divieto di entrare in bar, ristoranti, cinema e stadi per i No vax, da far scattare in zona arancione. Per salvare il Natale e l’indotto economico dal lockdown.


Le Regioni: lockdown per i No vax

L’attivismo dei governatori si spiega guardando ai dati. Anche se da lunedì nessuna regione lascerà la zona bianca, i numeri della pandemia continuano a preoccupare: ieri altri 10.638 contagi e 69 vittime, ma soprattutto 503 pazienti in rianimazione e più di quattromila nelle aree mediche. Per questo, ha spiegato ieri il presidente del Friuli-Venezia Giulia e della Conferenza delle Regioni Massimiliano Fedriga, gli enti locali sono preoccupati per «la ricaduta che tale situazione potrebbe avere sulla ripresa economica e sulle attività sociali, a poche settimane dalle festività natalizie». La paura è quella di arrivare in zona arancione a ridosso del Natale, con tutto quello che ne consegue dal punto di vista dell’economia. Per questo c’è già chi comincia a muoversi: in Sicilia arriva l’obbligo di mascherina all’aperto nei luoghi affollati.


Ma è il Super Green pass solo per i vaccinati e i guariti la proposta che i governatori portano sul tavolo del governo Draghi. Non all’unanimità, visto che per il presidente delle Marche Francesco Acquaroli (Fratelli d’Italia) «ulteriori restrizioni non sono utili, creerebbero altre tensioni e divisioni tra chi è vaccinato e chi non lo è». Acquaroli oggi a La Stampa ha spiegato meglio la sua posizione: «Nella mia regione, a luglio, quando fu annunciato il Green Pass che avrebbe dovuto spingere tutti “gentilmente” a vaccinarsi, eravamo attorno al 70% di vaccinati. Per i più giovani non c’era ancora stato lo slot; tanti poi pensavano alle ferie e hanno organizzato la somministrazione per il ritorno. Ora siamo all’85%e credo che chi si è vaccinato l’ha fatto a prescindere dal Green Pass. Comunque sia, siamo arrivati al fondo. Ormai le posizioni si sono irrigidite nel muro contro muro. E non penso che ulteriori restrizioni, come un Green Pass rafforzato, convinceranno i contrari».

Il fattore Merkel

Anche nel governo non c’è unanimità. Ieri Mariastella Gelmini e Renato Brunetta si sono schierati con le Regioni, in una sponda che all’interno dell’esecutivo è arrivata fino al Partito Democratico. Sul tavolo del premier c’è però ancora soltanto una bozza di decreto che prevede l’obbligo di terza dose per gli operatori sanitari e il taglio della durata del Green pass da 12 a 9 mesi. Oltre per ora Mario Draghi non vuole andare. Un po’ perché in maggioranza c’è anche Matteo Salvini, che ieri è tornato a dire no alle restrizioni per i No vax. Ma, spiega oggi Repubblica, sulla decisione finale del premier peserà anche il fattore Merkel. In Germania la pandemia è tornata a crescere: il Robert Koch Institut ha segnalato 65.371 nuovi contagi e 264 morti in 24 ore. L’ospedalizzazione è salita a 5,15 persona su 100 mila abitanti, ancora lontana dai numeri del 2020 ma in ben 50 distretti i posti in terapia intensiva sono già tutti occupati, soprattutto in Baviera e Baden-Wuerttemberg. In un distretto su quattro, su base federale, ci sarebbe soltanto un posto libero.

Per questo la cancelliera ha annunciato restrizioni più dure per i non vaccinati. Proprio quello che le Regioni chiedono al governo italiano. E il quotidiano aggiunge che senza una spinta le terze dosi per gli over 80 procedono a rilento, quelle per gli over 40 rischiano di rilevarsi un insuccesso. Per questo l’esecutivo anticipa la campagna per chi ha più di 40 anni. E pianifica di allargare a tutti gli over 18 la dose booster a dicembre. Insieme al Green Pass da 12 a 9 mesi, dovrebbe spingere al richiamo. Un ulteriore sostegno all’immunizzazione di massa dovrebbe essere fornito infine dall’Ema. La decisione che autorizza il vaccino nella fascia 5-11 anni era attesa per il 29 novembre. Dovrebbe arrivare prima, forse già il 26.

Divieti differenziati

La via è quindi quella dei divieti differenziati per le categorie di cittadini. Il Corriere della Sera spiega oggi che bar, ristoranti, cinema, teatri e tutti i luoghi al chiuso potrebbero diventare inaccessibili a chi non è vaccinato. Una soluzione ritenuta «inevitabile» dal ministero della Salute. Anche per non «vanificare gli sforzi fatti sin ad ora». Il quotidiano aggiunge che la convinzione del fronte rigorista è che a subire le restrizioni debbano essere le persone che hanno scelto di non immunizzarsi. E una delle ipotesi potrebbe essere l’eliminazione del tampone per ottenere il green pass. Secondo questa idea antigenici e molecolari dovrebbero essere utilizzati soltanto per chi non ha il vaccino ma deve andare al lavoro.

Il problema dei controlli

Ma sul tavolo c’è anche il problema dei controlli. Che attualmente sono molto complicati da mettere in campo e lasciano molte aree oscure. Oggi è difficile far rispettare il distanziamento sociale nei locali pubblici, nelle manifestazioni, sui trasporti. Domani sarà ancora più difficile nei luoghi dello shopping. Senza contare che già oggi i controlli nei ristoranti e negli stadi sembrano essere assai più laschi. Per questo ieri alcuni deputati Pd hanno chiesto al ministro Speranza di incrementare i controlli: «Il governo valuti di adottare iniziative in materia di controlli alle frontiere e rafforzamento delle verifiche sul possesso del Green pass. Alla luce dei dati epidemiologici in Austria, Slovenia e Croazia che registrano un repentino aumento dei casi di infezione da Covid-19 e un basso tasso di vaccinazioni, tali azioni si rendono opportune per contenere ricadute sul territorio italiano, anche in considerazione delle azioni restrittive adottate recentemente dai medesimi Stati membri al loro interno».

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