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Violenza di genere, oggi la manifestazione a Roma. Valeria Fedeli: «Ho pianto per il Ddl Zan» – L’intervista

Le attiviste di Non Una di Meno porteranno in piazza e in rete i dati dell’osservatorio sui femminicidi, lesbicidi e transcidi avviato da Nudm. L’ex ministra: «Ma le donne denunciano ancora meno gli abusi psicologici ed emotivi»

Oggi 27 novembre il movimento femminista e transfemminista Non una di meno scende in piazza per il corteo nazionale di Roma contro la violenza di genere. L’appuntamento è a piazza della Repubblica alle ore 14. «Dopo un anno di stop imposto dalla pandemia è quanto mai urgente riprendere la parola e lo spazio pubblico contro la violenza maschile sulle donne e di genere approfondita dalla crisi pandemica e da una politica istituzionale preoccupante e ostile alle donne, alle persone lgbtqia+ e alle persone più esposte alla crisi economica, sociale e sanitaria», spiega una nota di Nudm. E la violenza non è solo fisica. È anche quella psicologica, emotiva, economica. «Che le donne non abbiano indipendenza economica viene trattato come un fatto sociologico. Normale e nelle cose», commenta a Open Valeria Fedeli, già ministra e vicepresidente del Senato con funzioni vicarie, oggi senatrice Pd.


In caso di violenza psicologica poi le donne denunciano ancora meno. «Il percorso sindacale mi ha fatto vivere le tante facce non violente che facevano emergere le difficoltà delle donne», racconta Fedeli. «Ti guardavano, ma non ti ascoltavano. E ti faceva molto soffrire, perché di fatto, per una persona che stava entrando nel mondo della politica e del sindacato come stavo facendo io, tutto questo metteva a disagio». Non sono mancate «richieste di prestazioni sessuali in cambio di potere. Ho detto di no, naturalmente: e la mia forza è derivata anche dal mio incontro con il femminismo». L’ex ministra ha avuto un percorso di parecchi decenni all’interno del sindacato, in particolare nella Cgil. «Dovevo limitare il mio livello di libertà. E lo sentivo come una cosa violenta».


Fonte Non una di meno

Oggi una donna ogni 72 ore muore per femminicidio e si registra un aumento della violenza domestica. E, denuncia Non Una di meno, «il piano triennale antiviolenza istituzionale è scaduto e non viene ancora rinnovato». Le attiviste porteranno in piazza e in rete i dati dell’osservatorio sui femminicidi, lesbicidi e transcidi avviato da Nudm. Nel 2021, «i femminicidi e i trans*cidi registrati fino a questo momento sono 104 e 4», si legge. «5 sono i casi di suicidio (3 donne, 2 persone trans*) inclusi consapevolmente perché indotti da violenza patriarcale e omolesbobitrans*fobica». Almeno 3 donne risultano scomparse: ci sono indagini in corso per sospetto omicidio o suicidio. E ancora: «almeno altre 8 persone – 5 figlie e figlie (di cui 4 minori di 10 anni), 1 padre e due vicini di casa – presenti e uccisi insieme alle madri o mogli/compagne», vengono rubricati come «effetti collaterali della violenza patriarcale e di genere».

Fonte Non una di meno

«Quando è stato affossato il ddl Zan la mia reazione è stata emotivamente molto forte», ricorda ancora Fedeli. Era in lacrime. «Ero arrivata in aula ascoltando il mio gruppo che aveva detto che avevamo i numeri». Ecco: affossare il ddl Zan per la senatrice «è stata violenza. Innanzitutto per le persone omosessuali, bisessuali, transessuali. La rappresentanza politica ha detto loro: ti cancello, non esisti. E non esisti in una sede in cui devi essere rappresentato. Ora il mio invito è a ripartire, fosse anche dalla proposta dei renziani e dal ddl Scalfarotto, ma arrivare a una legge in questa legislatura».

Fonte Non una di meno

Per Valeria Fedeli è anche tempo di una donna al Quirinale. «Non vedo ragione per cui la condizione politica non sia matura in questo senso», commenta. I suoi nomi? Anche da lei lontani politicamente: Anna Finocchiaro (ovvero, tra l’altro, la prima ministra delle Pari opportunità italiana nel 1996), l’attuale ministra della Giustizia Marta Cartabia, prima presidente della Corte costituzionale, la presidente del Senato Maria Elisabetta Alberti Casellati, l’ex guardasigilli Paola Severino. «Le donne non sono una categoria, sono plurali», conclude l’ex vicepresidente del Senato. «Il tema non è mettere una donna in una posizione in quanto donna, ma valutandone le competenze. E invece oggi si “usano” le donne quando si deve riempire uno spazio e fare un’operazione politica. Se fanno bene o male poco conta: vengono scaricata al primo cambio di priorità in agenda».

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