Non solo Djokovic, chi sono gli sportivi No vax. Il medico della Nazionale: «Ora obbligo vaccinale per i calciatori»

Dal campione di tennis allo sciatore Ghedina, i contrari al vaccino sono in tutte le discipline, noti e meno noti. I numeri non sono pubblici, ma le stime parlano di percentuali basse. Eppure per i professionisti dello sport i rischi in caso di infezione sono ancora più alti

«No, io non sono vaccinato. Non sono un No vax, anzi. Mi danno fastidio quelli che vanno a manifestare. Io preferisco aspettare e vedere tutte le conseguenze. Adesso andrò a fare il sierologico per vedere come sono i miei anticorpi». Kristian Ghedina, classe 1969, è stato uno degli sciatori italiani più forti degli anni ’90. Per tre volte è stato sul gradino più alto del podio in una gara di Coppa del Mondo. Dopo un passaggio nell’automobilismo, negli ultimi anni si è dedicato all’allenamento di nuovi talenti, come il croato campione del Mondo 2011 Ivica Kostelić. Ghedina appartiene a quella fascia di popolazione che ha sempre seguito le indicazioni dei medici, come spiega a Open: «Quando ho fatto uno degli incidenti più gravi della mia carriera, se non ci fossero stati i medici non sarei qua a parlarne».


Eppure, anche Ghedina rientra in quella percentuale di italiani che ancora non hanno fatto né la prima né la seconda dose di vaccino contro il Coronavirus. Una fascia che secondo l’indagine di Open, dovrebbe essere attorno al 10 per cento della popolazione, al netto di chi ha avuto il Covid e di chi è esentato per motivi sanitari. Per entrare ancora di più tra le pieghe delle statistiche, questo famoso sciatore è incluso in quella percentuale di persone che non sono contrarie al vaccino per principio ma che sono ancora cariche di dubbi sulle conseguenze a cui potrebbe portare l’iniezione. «Io sto bene – spiega Ghedina – anzi, in questi due anni sono stato benissimo. Perché dovrei fare il vaccino? Sono sempre andato avanti con i tamponi ma credo che anche io dovrò farlo prima o poi visto che fra poco ricomincia la stagione invernale e sta diventando sempre più obbligatorio».


Da Djokovic a Kimmich, chi sono i No vax nel mondo dello sport

ANSA | Il calciatore del Bayern Monaco Joshua Kimmich

Il mondo del tennis ha forse il caso più clamoroso. Il numero uno del mondo Novak Djokovic rischia di saltare gli Austrialian Open perché non è vaccinato. A rivelarlo è stato il padre che davanti all’obbligo di vaccinazione necessario per partecipare a questo torneo ha dichiarato: «È improbabile che Novak Djokovic giochi gli Australian Open se le condizioni sono queste». Nel mondo del calcio i casi più noti sono tutti in Germania, dove Joshua Kimmich giocatore del Bayern Monaco e della nazionale tedesca ha rifiutato il vaccino e ora è risultato positivo al Covid. Insieme a lui ci sono anche altri quattro compagni di squadra contrari alla somministrazione. E ci sono esempi di grandi rifiuti anche in altri sport, ad esempio nei motori, dove il pilota di MotoGp Johan Zarco non ha ancora fatto la prima dose.

Castellacci, medico della Nazionale 2006: «Lo dico da mesi. Serve il vaccino per i calciatori»

ANSA | Enrico Castellacci, medico della Nazionale italiana nel 2006

I dati complessivi, però, non si conoscono. E il silenzio, che sia privacy o reticenza, riguarda un po’ tutte le discipline, più o meno note. Di certo, non è chiaro quanti siano gli atleti vaccinati in Serie A. Una stima attendibile è stata fornita da Gabriele Gravina, numero uno della Figc: «Abbiamo un 4-5% di giocatori che non hanno il green pass da vaccino ma per alcuni dipende dal fatto che ne hanno ricevuto uno non riconosciuto nel nostro Paese». Secondo Enrico Castellacci, medico della Nazionale del 2006 e presidente della Libera Associazione Medici Italiani del Calcio (Lamica), il problema è un altro e riguarda l’obbligo di vaccino. Lo spiega a Open: «I calciatori sono dei lavoratori a tutti gli effetti. Hanno un contratto regolare e hanno gli indennizzi per gli infortuni. Al momento i protocolli prevedono una serie di tamponi ma si dovrebbe passare all’obbligo vaccinale».

Castellacci già dallo scorso agosto ha cominciato a chiedere che il vaccino diventasse obbligatorio anche nel calcio: «È una proposta che ho lanciato dopo che 11 giocatori dello Spezia sono stati contagiati da un compagno di squadra che non aveva fatto il vaccino. È una domanda che è sempre caduta nel vuoto, eppure permetterebbe a tutti di giocare in sicurezza». Intanto con l’introduzione del Super Green pass i tifosi potranno accedere solo con il vaccino o dopo essere stati guariti dal Covid. Per i giocatori, invece, al momento non cambia nulla.

Beltrami, medico dello sport: «Ci sono atleti che hanno paura di compromettere le performance»

Gianfranco Beltrami è il vicepresidente della Federazione italiana medici dello sport. E lui a spiegare che il rischio per gli atleti di contrarre l’infezione è superiore a quello di una persona che non fa sport: «Esiste un fenomeno che si chiama open window, quando una persona si sottopone a un’attività fisica intensa può aumentare la sua possibilità di sviluppare infezioni». Il rischio per il vaccino invece è esattamente lo stesso del resto della popolazione, quindi le preoccupazione per eventuali reazioni avverse non ha senso di esistere, spiega, citando una di quelle più discusse: «Le miocarditi da vaccino sono molto rare e colpiscono in forma lieve: si risolvono in pochi giorni con banali farmaci. Le miocarditi da Covid in pazienti non vaccinati, invece, sono molto pericolose e colpiscono con un’incidenza molto superiore».

Nonostante questo, gli atleti professionisti che non vogliono fare il vaccino ci sono anche se i numeri ballano: «Noi non abbiamo – spiega Beltrami – un registro degli atleti vaccinati. Di solito chi dubita del vaccino è preoccupato soprattutto per gli effetti sulla sua attività fisica: hanno paura che possa compromettere le performance sportive e dare effetti collaterali impedendo allenamenti e competizioni». A volte convincere i più dubbiosi non è semplice: «Il medico dello sport deve spiegare che l’atleta può essere un soggetto a rischio per la possibilità che l’attività sportiva intensa comprometta il sistema immunitario e che gli e gli ambienti sportivi possono essere luoghi di contagio. Nemmeno gli sport individuali sono sicuri: ci sono sempre gli spogliatoi, gli eventi e le trasferte».

Foto copertina: elaborazione grafica di Vincenzo Monaco

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