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Vaccini, contro la terza dose cresce il popolo dei No booster. «Ma non chiamateli No vax»

Mentre Pfizer comunica i dati sull’efficacia di 3 dosi contro Omicron, sui social si moltiplicano le prese di posizione sul nuovo richiamo. Una ricerca della Cattolica di Cremona: «Il 33% degli italiani è scettico»

Mentre l’azienda americana Pfizer comunica l’efficacia di 3 dosi di vaccino per neutralizzare la nuova variante Omicron, il popolo degli scettici si arricchisce di una nuova categoria. Insieme ai No vax e ai No Green pass, ora i No booster stanno crescendo di numero e convinzione, con l’obiettivo di opporsi alla terza dose di vaccino. Un fenomeno in evoluzione che trova il suo terreno più fertile sui canali Twitter e Facebook. «Il popolo No booster cresce. Almeno un terzo di chi ha fatto le due inoculazioni, rifiuta la terza dose. Big Pharma è preoccupata. I suoi servi, sono pronti a tutto, pur di non far scappare le pecore dal recinto in cui pensavano di averle chiuse per sempre. Occhio!»: questo è solo uno dei commenti comparsi nelle ultime ore su Twitter, espressione dell’ulteriore logica complottista creata attorno alla campagna vaccinale dei richiami.


«Chi si stupisce di coloro che vengono chiamati No booster non ha capito che più si andrà avanti con le dosi, quarta, quinta, più ci saranno famiglie che avranno problemi con il vaccino e quindi meno saranno coloro che accetteranno i richiami», spiega il tweet di un altro utente. Difficile capire quanto attualmente pesi la nuova categoria di scettici del booster: per ora la speranza del governo è riposta negli effetti di Green pass e restrizioni, senza escludere la possibilità futura di un obbligo vaccinale. Gli esperti continuano a spiegare come l’attuale chiave della campagna vaccinale stia proprio nelle dosi di richiamo, considerate fondamentali anche dai nuovissimi test condotti in laboratorio dall’azienda Pfizer/BioNtech.


«La nuova variante Omicron viene neutralizzata da tre dosi di vaccino Pfizer», ha spiegato una nota dei ricercatori americani, «con un aumento degli anticorpi di 25 volte». Una conferma arriva oggi anche dal Sudafrica: «Omicron riduce in modo significativo gli anticorpi sviluppati grazie al vaccino Pfizer. Tuttavia le persone guarite dall’infezione e che hanno ricevuto una vaccinazione di richiamo avranno una maggiore protezione», recita il testo dello studio in preprint dell’Africa Health Research Institute. Tra i No booster anche persone che hanno ricevuto le prime due dosi e per questo sono convinte di poter essere protetti dal virus in modo definitivo. Sull’idea di una medicina come scienza delle certezze, protestano per la perdita di efficacia dei vaccini finora autorizzati. Sottovalutando, tra le altre cose, l’alta protezione che i vaccini sono ancora in grado di dare contro le forme gravi di malattia, e quindi contro ricoveri e decessi. «Che poi sarebbe bastato che avessero detto che si navigava a vista e che accettassero visioni differenti, invece di imposizioni e ricatti», commenta sui social un altro utente No booster.

La ricerca sui No booster

A testimoniare l’esistenza del popolo No booster non solo i social ma anche una recente indagine fatta dal Centro di ricerca dell’Università Cattolica di Cremona, EngageMinds HUB: «Un italiano su tre, ossia circa il 33% degli italiani è dubbioso sulla terza dose, uno su dieci si dichiara apertamente contrario e un’altra parte consistente del 30% è convinto che la terza dose non è necessaria». Una ricerca condotta su un campione di oltre 6mila italiani e che conferma l’orientamento comparso anche sui social. «Questo 33% di italiani che hanno poca o nessuna intenzione di sottoporsi alla terza dose deve far riflettere, perché non si tratta di No vax, visto che sono già regolarmente vaccinati», ha commentato Guendalina Graffigna, direttrice dell’EngageMinds Hub. «Inoltre, dai dati emerge che questa espressione di forte scetticismo rispetto all’ulteriore immunizzazione è un’inclinazione omogenea nella popolazione, non si riscontrano infatti differenze tra sesso, fasce di età, provenienza geografica e titolo di studio».

Con una circolare firmata poche settimane fa da Giovanni Rezza, direttore generale della prevenzione del ministero della Salute, il governo Draghi ha deciso la riduzione da 6 a 5 mesi dell’intervallo minimo previsto per la somministrazione del richiamo della vaccinazione. «Un passaggio cruciale per proteggere meglio noi e chi ci sta accanto», aveva commentato il ministro della Salute Roberto Speranza. Dallo scorso 23 novembre sono stati 9.609.029 gli italiani che hanno aderito alla terza dose, il 46,76% di popolazione vaccinabile con richiamo che ha completato il ciclo vaccinale da almeno 5 mesi.

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