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In Trentino hub aperti 5 giorni fino a mezzanotte, ma non basta a convincere i No vax: flop sulle prime dosi

Tre mesi fa, nella Regione erano stati recapitati 560 atti di accertamento di inosservanza dell’obbligo vaccinale a lavoratori

Sono 70 mila i cittadini del Trentino che in questi 5 giorni hanno partecipato alla maratona vaccinale anti Covid, come ha spiegato il presidente della Provincia autonoma di Trento, Maurizio Fugatti. Un risultato che comunque non abbatte il fortino No vax, formato dagli irriducibili che, a quasi un anno dall’inizio della campagna, non si sono sottoposti nemmeno alla prima dose. Un aspetto confermato dai dati e da Fugatti stesso. «L’iniziativa non è riuscita a coinvolgere tutti gli indecisi che hanno scelto di non farsi proteggere dal vaccino. Ciò che è mancato – ha sottolineato – sono le cosiddette prime dosi. I numeri, seppur non definitivi, parlano di 4.000 prime dosi su un parterre di 75.000 persone. Fanno riflettere soprattutto coloro che fra i 30 e i 60 anni decidono ancora di non vaccinarsi. Dobbiamo prenderne atto». Dal 4 all’8 dicembre il territorio ha coinvolto 13 hub vaccinali su tutta la provincia aprendo le proprie porte dalle ore 6 alle ore 24 «per permettere a tutti i cittadini trentini, anche senza prenotazione, di procedere con la vaccinazione».


Tre mesi fa, nella Regione – che fa parte dei due territori con le più basse percentuali di vaccinazione, insieme al Friuli Venezia Giulia – erano stati inviati 560 atti di accertamento di inosservanza dell’obbligo vaccinale che saranno recapitati agli «operatori, ai loro datori di lavoro e ai rispettivi ordini professionali». Ha fatto poi scalpore il servizio mandato in onda a Piazzapulita su La7 in cui un uomo altotesino ricoverato in terapia intensiva, nonostante le gravi condizioni di salute spiegava che il vaccino «è sperimentale. C’ho tre figli, non posso permettermi il lusso con il mutuo sulle spalle di prendermi un colpo da vaccino collaterale».


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