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Vaccini contro l’Aids, la svolta possibile con l’mRna. Gli scienziati: «Siamo ottimisti»

10 Dicembre 2021 - 08:52 Redazione
epa09614502 An activist poses during a campaign to mark World AIDS Day in Kolkata, India, 01 December 2021. World AIDS Day is observed every 01 December with calls from international health and advocacy organizations for the public to get involved in programs for awareness, prevention and treatment of human immunodeficiency virus infection and acquired immune deficiency syndrome (HIV/AIDS).  EPA/PIYAL ADHIKARY
Lo scienziato Paolo Lusso spiega i passi in avanti grazie alla tecnologia già usata per i vaccini anti Covid-19
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La tecnologia mRna, diventata nota con i vaccini anti Covid, potrebbe portare a una svolta nella lotta contro l’Aids. Nel giro di un anno, un nuovo preparato contro l’Hiv potrebbe iniziare la fase sperimentale. A parlarne al Corriere della Sera è Paolo Lusso, scienziato alla guida del progetto di ricerca e responsabile del Laboratorio di Patogenesi Virale del National Institute of Allergy and Infectious Diseases (Niaid) di Washington (diretto da Anthony Fauci). «Questo è un primo passo contro un virus che si è rivelato maestro di mutazioni», spiega Lusso. «La piattaforma mRna ci ha offerto possibilità prima sconosciute». Secondo le stime dello scienziato, il risultato finale non è ancora dietro l’angolo, ma la fase sperimentale è comunque a portata di mano: «Se tutto va bene potremmo riuscire a iniziare la prima fase di sperimentazione clinica nel giro di un anno. A quel punto potremo stabilire un calendario più accurato».

I progressi sono stati possibili grazie alla ricerca sui macachi, attaccati da un virus Hiv molto simile a quello che aggredisce gli umani. «Ora – spiega lo scienziato – per la prima volta, siamo riusciti a proteggere i macachi dall’infezione, inducendo degli anticorpi ad ampio spettro». Finora, la ricerca di vaccini con proteine Env non hanno portato a risultati sperati, perché, a differenza di altri casi, un vaccino per funzionare contro l’Aids deve prevenire al 100% l’infezione, non solo la malattia (come è invece per il Covid-19). «È per questo che a 40 anni dall’inizio della pandemia da Hiv non abbiamo ancora un vaccino. Ma quello che abbiamo raggiunto ora è un risultato finora sempre mancato. Ci sono buone ragioni per essere ottimisti».

Immagine di copertina: EPA/PIYAL ADHIKARY

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