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La caccia ai virologi e le minacce di impiccare i politici: tra indirizzi e numeri di telefono, i lunghi mesi dell’odio No Green pass

22 gli indagati da Torino a Palermo. Perquisizioni e indagini parlano di istigazione a delinquere, atti persecutori, diffamazione e molestie

Dai virologi alle massime cariche dello Stato, passando per le aziende di trasporti a cui chiedono indietro i soldi dell’abbonamento. Negli undici lunghi mesi di campagna vaccinale anti Covid il tiro a freccette dei gruppi Telegram No vax e No Green pass ha scelto innumerevoli bersagli. Il 1° settembre il mondo sommerso dei «Basta dittatura» contava circa 40 mila componenti: con decine di post al giorno si organizzavano per bloccare le stazioni ferroviarie di 54 città, «perché il Green pass è un passaporto-schiavitù». Sommosse che nella realtà ebbero però poco impatto, come pochi giorni dopo a Montecitorio nell’annunciato presidio di Roma. Poliziotti pronti, pochi manifestanti e qualche giornalista. Piazze a quel tempo semivuote ma comunque temute, dopo che l’ondata d’odio un mese prima aveva travolto bar e ristoranti. La direttiva del governo a cui si stavano attenendo era quella di permettere l’ingresso solo ai muniti di pass sanitario. Una misura che ai «Basta dittatura» era andata di traverso: nel giro di poche ore centinaia di recensioni negative assalirono i siti dei locali su Google e Tripadvisor. Da lì sempre più numerose proposte di azioni eversive hanno cominciato a riempire le bacheche degli anti pass, destando a quel punto l’attenzione di Digos, Procure e forze dell’ordine.


La scienza bersagliata

Tra i bersagli primari il mondo della medicina. «Ecco l’indirizzo, sapete cosa fare». L’indirizzo di cui si parla è quello dell’abitazione del primario di Infettivologia dell’Ospedale “Sacco” di Milano, Massimo Galli. E a seguire numero di telefono, mail,  data di nascita e ogni informazione personale utile a raggiungere in qualsiasi modo il soggetto da punire. Sono state 50 in una sola notte le chiamate che il primario del San Martino di Genova Matteo Bassetti ha ricevuto dagli esponenti No Green pass: l’indagine per stalking tuttora in corsa ha visto la perquisizione di nove persone da parte della Digos di Genova e l’identificazione di 36 persone, responsabili a vario titolo dei reati di istigazione a delinquere, atti persecutori, minaccia aggravata, diffamazione e molestie. Da qui una lunga lista di nomi, da Fabrizio Pregliasco a Roberto Burioni, minacciati di atti violenti insieme alle loro famiglie per aver sostenuto la validità di Green pass e vaccini.


La rabbia contro i politici

Il gruppo Basta Dittatura è stato chiuso il 28 settembre scorso. Ma l’ondata d’odio e intenzioni criminali ha preso altre forme. Da quel momento Telegram si è riempito di sottogruppi no pass con lo stesso identico tono minatorio. Fino a identificarsi con«» un ulteriore unico grande gruppo in sostituzione di quello vecchio: “Basta Dittatura Proteste” è diventato il “Basta Dittatura Ufficiale”. E così si riprende da dove si era rimasti. E in particolare da un altro bersaglio, quello della classe politica. Gli ultimi attacchi sono stati riservati al premier Mario Draghi. L’invito fatto da diversi utenti ai più dei 7 mila iscritti è quello di trovarsi ogni sera alle 21 davanti alla sua abitazione privata. Senza contare il nome del ristorante preferito di Draghi in Umbria «per andare a prenderlo e impiccarlo». La polizia postale ha riferito di indagini sulle minacce di attacchi al presidente del Consiglio. Ma di certo non è novità degli ultimi giorni. Nei mesi precedenti gli indirizzi di casa, i nomi delle mogli e dei mariti, dei figli e dei familiari di esponenti politici hanno cominciato a circolare senza sosta in rete, come fondamentali dati per rintracciare e punire «gli artefici della dittatura sanitaria». E così nell’elenco Pierpaolo Sileri, l’ex direttore vicario dell’Oms Ranieri Guerra, il ministro della Salute Roberto Speranza, «il bastardo Figliuolo». Il primo a trovarsi sul web il proprio indirizzo di casa fu il presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio, «andiamo a prenderlo».

«Giornalisti terroristi»

Intanto la Procura di Roma ha indagato quattro persone, 18 a Torino. La giustizia tenta come può di stare col fiato sul collo: nelle perquisizioni di un mese fa a casa degli indagati sono state trovate baionette, coltelli e balestre. Per i Basta Dittatura è sempre stata colpa anche delle forze dell’ordine, «schiavi del sistema» e dei giornalisti «terroristi». Il rapporto con la stampa è senza dubbio un altro fronte complicato. Decine di giornalisti minacciati per aver scritto un articolo sui vaccini o fatto un’intervista ad esperti o virologi. Un attacco violento alla libertà di stampa ed espressione di cui anche Open è stato vittima più volte.

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