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Licenziati via Teams in dieci minuti, parla il manager: «Un segno di attenzione»

Le funzioni dei lavoratori licenziati, confermano dall’azienda, sono state trasferite in Portogallo

Licenziare le persone via web cam? Succedeva anche prima, formula passata inosservata anche in casi di aziende “insospettabili” e ben prima dello smart working. Ora diventa notizia. Tanto che il governo è al lavoro per mettere dei paletti. «Siamo sorpresi e amareggiati dal clamore che ha avuto la vicenda, siamo in Italia da quasi trent’anni ed è la prima volta che ci capita una cosa del genere», si difende oggi, in un’intervista a La Stampa, Stefano Bena, il general manager della Yazaki che, con la responsabile delle risorse umane Anna Boccia, ha licenziato tre dipendenti della multinazionale via Microsoft Teams.


La raccomandata

«Avevamo mandato loro una raccomandata e proprio come segno di attenzione abbiamo pensato fosse giusto anticipare individualmente le ragioni dietro questa decisione dolorosa ma necessaria che l’azienda ha preso. Quindi abbiamo ritenuto che sarebbe stato meglio usare Teams. È lo strumento che usiamo abitualmente anche per le riunioni con i sindacati», spiega oggi. L’azienda, di fatto, delocalizza. Lo conferma lo stesso general manager: «Per efficientamento dei costi abbiamo trasferito queste funzioni in Portogallo». I licenziamenti sarebbero dovuti essere 4, «ma per un lavoratore abbiamo trovato una nuova collocazione mentre per gli altri purtroppo non ci sono state alternative».


I lavoratori e le lavoratrici non sono stati convocati di persona perché «siamo ancora fortemente in smart working, personalmente credo che sia un ottimo disincentivo al diffondersi del Covid. Io ho ritenuto ancora più sgradevole richiamare dallo smart working una persona semplicemente per consegnarle una lettera. Non sono state telefonate facili, anzi sono stati colloqui lunghi, durati anche quasi dieci minuti». I lavoratori al momento ricevono ancora lo stipendio ma fin da subito come raccontano loro stessi, sono state disattivate le loro credenziali per le email e il lavoro. Nessun timore però devono avere gli altri 90 dipendenti, assicura Bena. «A settembre ci siamo incontrati con i sindacati per rassicurare proprio sulla chiusura della sede di Torino. Ribadiamo con forza che non è questa l’intenzione della Yazaki».

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