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Licenziati con una videochiamata, la storia di Alessandra: «Dopo 18 anni di lavoro, trattamento disumano»

«Nel giro di dieci minuti sono diventata un fantasma, mi hanno gettato via come si farebbe con un fazzoletto usato. Zero rispetto, nessuna umanità», ha raccontato l’ex lavoratrice di Yazaki di Grugliasco

Lei è Alessandra Celidoni, 53 anni, mamma di due figli, separata, ma è anche una delle tre persone licenziate, con una telefonata su Teams, dalla Yazaki di Grugliasco (Torino) dove lavorano 91 dipendenti, una multinazionale che si occupa di produzione e commercializzazione di cablaggi e sistemi di distribuzione elettronica per l’automotive. Licenziata nel peggiore dei modi, convocata all’improvviso, una telefonata di pochi minuti, una frase di addio e fine del rapporto professionale. Così da un momento all’altro, senza alcun preavviso o dialogo con l’azienda. «Nel giro di dieci minuti sono diventata un fantasma, mi hanno gettato via come si farebbe con un fazzoletto usato. Zero rispetto, nessuna umanità, diciotto anni di vita in azienda cancellati in un “clic”», ha raccontato Celidoni alla Stampa. Un vero e proprio choc, ha pianto tutto il giorno una volta appresa la notizia (lei si occupava di ricevere i disegni dei cablaggi del cliente, trattando poi il prezzo e vendendo «il prodotto in base agli accordi presi»). Le voci di corridoio su un possibile ridimensionamento, in realtà, si rincorrevano da tempo ma l’azienda aveva sempre escluso questa possibilità.


Cosa è successo

Tutto è cominciato giovedì quando Celidoni, che si trovava in smart working, riceve una mail per una riunione su Teams. Pensava si trattasse di una semplice telefonata per comunicazioni interne. E, invece, no. Dall’altra parte del pc, a telecamera oscurata, c’erano un legale rappresentante dell’azienda e la responsabile delle risorse umane. «Il vostro ente viene chiuso con effetto immediato. Lei e i suoi colleghi siete licenziati per giustificato motivo oggettivo. La vostra attività verrà spostata in Portogallo. Non è prevista la transazione lavorativa per la giornata odierna: siete pregati di spegnere il computer», le dicono. Da quel momento il suo lavoro termina, per sempre. O, almeno, così pare. Diciotto anni spazzati via così. Senza spiegazioni, senza una possibilità di ricollocamento.


Così è stata licenziata

In mezz’ora, tra l’altro, racconta sempre Celidoni, le sono state «cancellate tutte le credenziali»: «Non ho più avuto accesso alla posta elettronica, alle cartelle con il mio lavoro e al file con le buste paga». «Adesso come faccio?», si è chiesta più volte. Celidoni, però, non si arrende, ha due figli: nei prossimi giorni lei e i suoi colleghi licenziati proveranno a chiedere un ricollocamento in altri uffici che, stando alle sue parole, sono «sotto organico». «Non augurerei questa sensazione neppure al mio peggior nemico, hanno avuto un modo di fare disumano», conclude.

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