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Il Financial Times tifa Draghi al Quirinale: «Ecco perché è la migliore soluzione possibile»

Pochi giorni dopo l’articolo dell’Economist sull’Italia di Draghi, Bill Emmot, ex direttore storico del settimanale della City, pubblica il suo commento sul Ft

«In un mondo perfetto, Mario Draghi dovrebbe rimanere premier per tutti i 5 anni del Piano nazionale di ripresa e resilienza». Ma, si sa, la perfezione non esiste. Quindi tanto vale puntare sulla «seconda opzione migliore»: eleggerlo alla presidenza della Repubblica Repubblica. Lo ha scritto sul Financial Times Bill Emmott, storico direttore dell’Economist. Una risposta dettagliata all’articolo del suo ex settimanale, che qualche giorno fa aveva pubblicato un elogio al presidente del Consiglio, aggiungendo che «se Draghi vuole diventare presidente, potrebbe succedergli un premier meno competente». Secondo il Emmott, chi pensa che l’attuale premier resterà a palazzo Chigi fino al 2023 si starebbe «illudendo»: i tanti progressi di questo periodo sono frutto di una coalizione fragile, che potrebbe durare al massimo altri sei mesi, se tutto va bene. Poi, «la febbre delle elezioni comincerà a salire» e neanche un premier come Draghi riuscirà a tenere insieme i partiti.


Si dice, nota Emmott, che se Draghi dovesse abbandonare la presidenza del Consiglio per andare al Colle, l’Italia ripiomberebbe nell’instabilità politica. Ma per lui non è così: «È un modo sbagliato di affrontare la probabilità che un uomo con la reputazione, le capacità e la credibilità di Draghi diventi capo dello Stato per i prossimi sette anni». Per molto tempo la presidenza della Repubblica è stata marginale, un ruolo cerimoniale, «ma più di recente, di fronte a un panorama politico sempre più frammentato, i presidenti hanno usato i poteri conferiti dal ruolo in modo sempre più efficace», si legge ancora sul Financial Times. Napolitano e Mattarella ne sono un esempio. Sulla loro scia, ha aggiunto Emmot, «Draghi potrebbe diventare una sorta di padre della nazione, un protagonista che imposta il dibattito pubblico e politico».


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