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Il Papa nel suo messaggio natalizio Urbi et Orbi: «Dare i vaccini alle popolazioni bisognose» – Il video

Dalle guerre in Medio Oriente alle violenze su donne e bambini: Papa Francesco ha posto diverse questioni dalla loggia centrale di San Pietro, criticando anche l’egoismo dei Paesi ricchi nella gestione dei farmaci anti Coronavirus

Un messaggio natalizio denso di argomenti quello che Papa Francesco ha lanciato dalla loggia centrale di San Pietro, prima della consueta benedizione Urbi et Orbi e la formula dell’indulgenza plenaria introdotta dal cardinale protodiacono Renato Raffaele Martino. Il capo della chiesa cattolica ha passato in rassegna le aree del mondo dove imperversano le guerre: «Pensiamo al popolo siriano, che vive da oltre un decennio una guerra che ha provocato molte vittime e un numero incalcolabile di profughi». E ancora, soffermandosi sull’area mediorientale: «Guardiamo all’Iraq, che fatica ancora a rialzarsi dopo un lungo conflitto. Ascoltiamo il grido dei bambini che si leva dallo Yemen, dove un’immane tragedia, dimenticata da tutti, da anni si sta consumando in silenzio, provocando morti ogni giorno. Ricordiamo le continue tensioni tra israeliani e palestinesi, che si trascinano senza soluzione, con sempre maggiori conseguenze sociali e politiche».


L’elenco dei luoghi di conflitto

Dopo aver pregato anche per il popolo afghano, il Papa si è soffermato sulle tensioni tra Kiev e Mosca, affinché arrivi «luce e sostegno per chi crede e opera, andando anche controcorrente, in favore dell’incontro e del dialogo e non dilaghi in Ucraina le metastasi di un conflitto incancrenito». Poi ha speso alcune parole in sostegno della comunità cristiana in Myanmar, spesso perseguitata. «Assisti l’Etiopia nel ritrovare la via della riconciliazione e della pace attraverso un confronto sincero che metta al primo posto le esigenze della popolazione. Ascolta il grido delle popolazioni della regione del Sahel – ha proseguito -. Volgi lo sguardo ai popoli dei Paesi del Nord Africa che sono afflitti dalle divisioni, dalla disoccupazione e dalla disparità economica. Allevia le sofferenze dei tanti fratelli e sorelle che soffrono per i conflitti interni in Sudan e Sud Sudan».


Alle 20 mila persone accorse in piazza San Pietro per il messaggio natalizio, il Papa ha ricordato di non rimanere «indifferenti di fronte al dramma dei migranti, dei profughi e dei rifugiati. I loro occhi – ha detto il pontefice – ci chiedono di non girarci dall’altra parte, di non rinnegare l’umanità che ci accomuna, di fare nostre le loro storie e di non dimenticare i loro drammi». In generale, Papa Francesco ha criticato il silenzio con il quale l’opinione pubblica affronta le guerre nel mondo. «Vediamo ancora tanti conflitti, crisi e contraddizioni. Sembrano non finire mai e quasi non ce ne accorgiamo più. Ci siamo abituati a tal punto che immense tragedie passano ormai sotto silenzio. Rischiamo di non sentire il grido di dolore e di disperazione di tanti nostri fratelli e sorelle».

Gli effetti della pandemia e le possibili soluzioni

Il Papa ha dedicato ampia parte del suo messaggio alle conseguenze del Coronavirus, non soltanto dal punto di vista della salute. «Figlio di Dio, conforta le vittime della violenza nei confronti delle donne che dilaga in questo tempo di pandemia. Offri speranza ai bambini e agli adolescenti fatti oggetto di bullismo e di abusi. Dà consolazione e affetto agli anziani, soprattutto a quelli più soli. Dona serenità e unità alle famiglie, luogo primario dell’educazione e base del tessuto sociale». Il pontefice, poi, nell’invito a trovare soluzioni per superare l’emergenza sanitaria, ha rivolto una critica ai Paesi ricchi nella distribuzione dei vaccini: «Dio con noi – ha invocato il Papa -, rendi i cuori generosi, per far giungere le cure necessarie, specialmente i vaccini, alle popolazioni più bisognose. Ricompensa tutti coloro che mostrano attenzione e dedizione nel prendersi cura dei familiari, degli ammalati e dei più deboli».

«Verbo eterno – ha concluso il pontefice – che ti sei fatto carne, rendici premurosi verso la nostra casa comune, anch’essa sofferente per l’incuria con cui spesso la trattiamo, e sprona le autorità politiche a trovare accordi efficaci perché le prossime generazioni possano vivere in un ambiente rispettoso della vita. Cari fratelli e sorelle, tante sono le difficoltà del nostro tempo, ma più forte è la speranza, perché “un bambino è nato per noi” – Is 9,5 -. Lui è la parola di Dio e si è fatto infante, capace solo di vagire e bisognoso di tutto. Ha voluto imparare a parlare, come ogni bambino, perché noi imparassimo ad ascoltare Dio, nostro Padre, ad ascoltarci tra noi e a dialogare come fratelli e sorelle. O Cristo, nato per noi, insegnaci a camminare con te sui sentieri della pace. Buon Natale a tutti!».

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