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Juve Napoli, ecco perché sono scesi in campo i tre giocatori in quarantena

I campani hanno applicato le indicazioni contenute in una circolare del Ministero della Salute. Ma urgono nuove regole per evitare il caos

Il tira e molla sulla partita Juventus Napoli di ieri è andato avanti per tutta la giornata, tra colpi di scena annunciati e solo ipotizzati. Uno dei temi che hanno fatto più discutere è stata la scelta del Napoli di mandare in campo tre giocatori (Rrahmani, Lobotka e Zielinski) nonostante la ASL competente per territorio avesse disposto la loro messa in quarantena; qualcuno ha gridato allo scandalo, ipotizzando una violazione delle regole di sicurezza. Il Napoli, in realtà, non ha fatto questa scelta al buio, ma si è avvalso delle indicazioni contenute in una circolare emanata il 18 giugno del 2020 dal Ministero della Salute e mai revocata (conforme a quanto previsto dal protocollo federale per la gestione dei casi di contatto stretto).


Tale circolare ricorda che in presenza di un caso positivo spetta al Dipartimento di prevenzione della ASL competente per territorio il compito di fornire informazioni e indicazioni chiare, anche per iscritto, sulle misure precauzionali da attuare. Nell’ambito di questo compito di sorveglianza, il Dipartimento di Prevenzione  provvede, nei confronti dei contatti stretti, alla prescrizione della quarantena per 14 giorni successivi all’ultima esposizione. Nel caso degli sportivi professionisti, la quarantena segue alcune regole particolari; il giocatore positivo viene messo in isolamento e si applica la quarantena dei componenti del gruppo squadra che hanno avuto contatti stretti con un caso confermato. 


A seguito di ciò, il Dipartimento di prevenzione può disporre, per tutto il gruppo squadra, l’esecuzione di un tampone per la ricerca dell’RNA virale, il giorno della partita; questo tampone deve svolgersi in orario che consenta di ottenere i risultati entro 4 ore. Se il test molecolare effettuato in questo modo consegna un risultato negativo, è consentito l’accesso allo stadio, secondo la circolare, e lo sportivo può disputare la gara. La procedura seguita dai giocatori del Napoli, che sono risultati negativi al tampone molecolare effettuato prima di disputare la gara, sembra quindi coerente con queste indicazioni. La circolare del Ministero della salute precisa che al termine della gara, i componenti del gruppo squadra devono riprendere il periodo di quarantena fino al termine previsto, sotto sorveglianza attiva quotidiana del Dipartimento di Prevenzione territorialmente competente.

Tutto risolto, quindi? Non proprio. Resta da capire se il Napoli ha disatteso le indicazioni specifiche fornite dalla ASL territoriale (il cui contenuto non è pubblico): in tal caso, pur avendo rispettato la circolare del Ministero della Salute e il protocollo sportivo, i campani potrebbero andare incontro ad una sanzione amministrativa. In ogni caso, questa e altre vicende dell’ultima giornata di campionato, dimostrano che è assolutamente urgente un intervento del Governo per chiarire e aggiornare le regole: dall’assoluta e intollerabile disparità di giudizio delle varie ASL, sino alla necessità di allineare i protocolli sportivi alle regole meno stringenti in tema di quarantena approvate con il decreto legge n. 229 del 30 dicembre scorso, sono tanti i temi che meritano un approfondimento e una soluzione.

Mercoledì prossimo è previsto un incontro tra FIGC, Lega Calcio e Governo proprio per parlare di questo: sarebbe importante che fossero trovate soluzioni in grado di superare il caos di questi giorni, uno spettacolo non degno di una delle più grandi industrie del Paese. 

Immagine di copertina: ANSA/ALESSANDRO DI MARCO

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