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A Belgrado terzo giorno di proteste per Djokovic. Il padre: «Il mondo intero è con lui, dai musulmani ai buddisti»

La madre ai manifestanti: «So che non dormite per mio figlio». Tra due giorni è attesa la decisione sul ricorso del tennista

A Belgrado centinaia di persone sono tornate in piazza oggi, 8 gennaio, per esprimere sostegno a Novak Djokovic. Il numero uno del tennis mondiale si trova ancora a Melbourne, in attesa di sapere se il suo ricorso per entrare in Australia sarà accolto. La decisione è attesa lunedì, 10 gennaio. In prima fila tra i manifestanti, riunitisi davanti al parlamento serbo, il padre del tennista, Srdjan Djokovic, che nei giorni scorsi ha paragonato il figlio a Gesù. «Ormai non si può più parlare di Australian Open, non è un torneo ‘aperto’, ma ‘chiuso’ – ha detto -. Il popolo e il mondo intero sono con Novak. Tutti lo sostengono: ortodossi, musulmani, buddisti. Per lui questo vale di più della vittoria in decine di Grandi Slam. Avete visto l’appoggio tributatogli davanti all’hotel».


La madre di Djokovic ha aggiunto: «So che non dormite per lui. Vi prego, con la preghiera di dargli la forza di superare quello che gli è capitato in Australia», ha detto. Novak Djokovic è stato bloccato all’ingresso in Australia perché avrebbe fatto richiesta per un visto non compatibile con la esenzione dal vaccino anti-Covid presentata per partecipare agli Australian Open di tennis. Nella giornata di oggi, i suoi legali hanno detto che il tennista è risultato positivo al Covid il 16 dicembre scorso, e per questo gli sarebbe stata concessa l’esenzione. Il 17 dicembre, tuttavia, Djokovic ha partecipato a un evento pubblico a Belgrado, senza indossare la mascherina, come documentato da Open.


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