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Quale accusa dovrà fronteggiare Djokovic nel giudizio di domani: «È un talismano dei No vax»

Le motivazioni del ministro Hawke negli atti depositati in tribunale. E i rischi che il governo ha deciso di assumersi

Novak Djokovic è diventato un talismano del sentimento No vax. Per questo la sua presenza sul territorio australiano potrebbe causare disordini. Questa è la motivazione con cui il ministro dell’Immigrazione Alex Hawke ha comminato la seconda cancellazione del visto del numero uno al mondo. E questa è l’accusa che i suoi legali dovranno ribaltare nel giudizio in programma domenica. Il quotidiano The Age oggi illustra la questione giuridica attorno alla vicenda di Djokovic, senza nascondersi che quella del governo è una strategia legale “ad alto rischio”. Perché Hawke ha cambiato la motivazione della cancellazione del visto, accettando così di fatto i motivi presentati dal team legale del campione per non vaccinarsi. Ma ha rilanciato con un’accusa forse peggiore, visto che adesso lo ritiene responsabile dei possibili disordini che potrebbero accadere con la sua presenza sul suolo australiano.


Negli atti depositati in tribunale Hawke ha detto che Nole è un «rischio trascurabile per coloro che lo circondavano», ma che è «percepito da alcuni come un talismano per la comunità anti-vaccino»: «Ritengo che la presenza del signor Djokovic in Australia possa portare a un aumento del sentimento anti-vaccinale, portando potenzialmente a un aumento dei disordini civili del tipo precedentemente sperimentato in Australia con raduni e proteste che potrebbero essere essi stessi un fonte di trasmissione del virus», ha spiegato Hawke.


E ancora: «Il signor Djokovic è una persona influente e di prestigio. Visto il suo comportamento dopo essere venuto a conoscenza di un risultato positivo al test, le sue opinioni pubblicamente dichiarate, nonché il suo stato di non vaccinato, ritengo che la sua presenza in Australia possa incoraggiare altre persone a ignorare o agire in modo incoerente con i consigli e le politiche di salute pubblica in Australia». La nuova motivazione tradisce l’insicurezza del governo sulle sue stesse ragioni. Ma reggerà davanti a un tribunale che ha già avuto la forza di dare ragione a Djokovic?

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