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«Così si può eleggere Berlusconi al Quirinale»: la strategia di Verdini in una lettera a Dell’Utri e Confalonieri

La missiva, scritta dall’ex senatore ai domiciliari, è stata pubblicata integralmente da “Il Tirreno”: «Salvini deve rimanere il kingmaker»

«Caro Marcello, caro Fedele, è stata davvero una bella mattinata nella quale alcuni ‘vecchietti arzilli’, come quelli di Cocoon, hanno ritrovato il gusto del sogno. Inizia così la lettera che Denis Verdini ha scritto nella sua abitazione e che ha inviato a Marcello Dell’Utri e Fedele Confalonieri. Attualmente ai domiciliari, l’ex senatore si è adoperato per elaborare quella che secondo lui sarebbe la strategia migliore per far salire al Colle Silvio Berlusconi. «Ed è stato bello sognare di mandare Silvio al Quirinale, per la rivalutazione di tutta la nostra storia ed ancor più bello è stato pensare agli innumerevoli suicidi dei vari Travaglio, Gruber, Zagrebelsky ecc… che sarebbero provocati da questo evento». «Finora si è giocato sul piano esclusivo della comunicazione, ma fra 12 giorni a ciò che si comunica dovrà seguire ciò che si fa. Altrimenti sarà un disastro».


Il testo

Nel testo integrale della missiva, pubblicato integralmente da Il Tirreno, Verdini ha definito «legittima» l’ambizione quirinalizia di Berlusconi e «nessuno nel centrodestra può negargli questa opportunità». Ma a questo punto, l’ex senatore ha iniziato a costellare la lettera di avvertimenti. Con la caccia ai peones, Berlusconi «ha dato informalmente “certezze” su presunte disponibilità di voti o pacchetti di voti in suo favore». Questo attivismo esplicito nella ricerca di grandi elettori, però, «ha scavato un fossato nelle posizioni ufficiali dei partiti: è evidente che né il Partito democratico, né il Movimento 5 Stelle, né Italia Viva forniranno alcun supporto». Verdini ha messo in guardia dall’Aventino al quale «specialmente» Partito democratico e Movimento 5 stelle potrebbero ricorrere alla quarta chiama. «Un espediente che il centrodestra ha utilizzato con successo in occasione della candidatura Prodi. In quella circostanza e grazie a quell’azione implose il Pd che si ritrovò con 101 franchi tiratori in più e un segretario in meno, Bersani».


Per evitare di subire la stessa strategia, Verdini ha consigliato a Dell’Utri e Confalonieri di non sottrarre il ruolo di kingmaker a Matteo Salvini – del quale è suocero -. Al leader leghista, «gli si può chiedere dunque lealtà, ma non fedeltà assoluta, senza se e senza ma. Perché un’eventuale sconfitta sul Quirinale pregiudicherebbe anche la sua carriera politica». «Il nostro Presidente – ha aggiunto Verdini – dunque non potrà logicamente fare l’una e l’altra cosa, cioè il candidato e il kingmaker. Già stiamo assistendo a una prima volta nella storia: mai infatti è esistito qualcuno che si è autocandidato al Quirinale. Non credo che la storia ci consentirà di fare entrambe le cose».

I punti della strategia

A questo punto, l’ex senatore ha messo per iscritto il suo decalogo, un vademecum per non mancare l’appuntamento storico per il centrodestra:

  • «L’occasione storica dopo trenta anni di avere per la prima volta un presidente di centrodestra deve essere un punto fermo anche nella testa di Silvio Berlusconi (perciò non faccia trapelare giudizi negativi sui possibili candidati di centro-destra perché questa partita corre sul filo di lana e vale anche un voto)».
  • «Come vedremo di seguito deve chiedere a tutto il centrodestra di dimostrargli lealtà non a parole ma nei fatti».
  • «Deve riconoscere al centrodestra e in particolare a Salvini l’agibilità politica per portare a casa il risultato».
  • «È accertato che i leader di centrodestra non sono in grado di procurare altri voti nell’ambito del centro-sinistra sul suo nome».
  • «È chiaro che solo Silvio Berlusconi può espandere con tutti i suoi mezzi e le sue possibilità i voti dall’altra parte».
  • «È altrettanto chiaro che trattandosi di rapporti personali e particolari Silvio non può, per evitare sputtanamenti, comunicare i nomi da lui conquistati agli alleati».
  • «Per questa ragione si crea una posizione di stallo e di diffidenza pericolosissima».
  • «Quindi poiché il centro-destra riconosce a Berlusconi tutti i suoi meriti storici è giusto che Berlusconi alla quarta votazione provi a diventare presidente della repubblica sommando i numeri».
  • «È quindi chiaro che è tutto nelle mani di Silvio: auguri a tutti noi. Se ciò sfortunatamente non dovesse accadere Silvio deve permettere a Salvini (il gruppo di grandi elettori più grande del centrodestra) di portare a termine l’obiettivo di eleggere un presidente di centrodestra, fornendogli tutto il suo appoggio».
  • «In altre parole togliere tutto il chiacchiericcio dai giornali sul fatto che Berlusconi, dopo un eventuale esito negativo della quarta votazione, a quel punto potrebbe scegliere di spaccare il centrodestra votando Draghi, Amato o chissà chi altro».

Verdini, nella lettera, ha anche esortato i due a mettere in atto metodi per il riconoscimento delle schede. «Nel caso che alla quarta votazione non si palesino i voti aggiuntivi in numero sufficiente a far eleggere il Nostro, il Presidente dovrà rassicurare gli alleati della propria disponibilità a concordare solo con gli alleati le mosse successive che dovranno andare nella direzione di eleggere comunque un nominativo indicato dal centrodestra». Se non dovesse andare in porto la sua caccia personale ai peones, Berlusconi, secondo Verdini, non dovrebbe far altro che ritirarsi con dignità. Dopo aver avuto, alla quarta chiama, i voti di almeno tutto il centrodestra compatto. Altrimenti, «sarebbe un disastro».

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