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Quirinale, nel silenzio dei grandi partiti il centro si muove per un nuovo governo

Draghi al Quirinale e nuovo esecutivo, con una pedina per Coraggio Italia che vanta, con il governatore Toti, 32 grandi elettori

La seduzione per possibili strategie, in queste ore, affascina gli stessi grandi elettori: c’è chi fuori dalla Camera si inerpica sulle chance di un Mattarella bis, chi scommette sul fatto che «il prossimo presidente avrà il nome di un frutto». La verità, però, è che anche i parlamentari sono all’oscuro delle tattiche che stanno elaborando i leader di partito. Forse perché loro in primis brancolano nel buio: c’è un nome troppo ingombrante sul campo, quello di Mario Draghi, che è difficile da scansare. Tuttavia, per staccare il pass per il Colle, le forze dell’attuale maggioranza vogliono da lui una garanzia difficile da dare: che il prossimo esecutivo veda scemare la quota di tecnici e dia più potere ai politici puri.


Matteo Salvini pretende il Viminale: è di lì che vuole lanciare la sua campagna elettorale per le elezioni legislative del 2023. Se l’attuale presidente del Consiglio non sarà in grado di assicurarglielo, la Lega sfodererà i nomi di altri candidati per il Colle. Non quello del Cavaliere. Perché seppure Silvio Berlusconi – raccontano fonti a lui vicinissime – non abbia alcuna intenzione di sfilarsi dalla corsa al Quirinale, sono i suoi alleati del centrodestra ad averlo già mollato. A scommettere con chiarezza su Draghi sono invece i centristi di Coraggio Italia. La formazione guidata da Luigi Brugnaro conta 32 grandi elettori, incluso il presidente della Liguria Giovanni Toti. Un numero importante, ma che diventa decisivo se sommato ai grandi elettori di Italia viva.


Sono 85, in totale, i grandi elettori renziani e quelli del partito presieduto dal sindaco di Venezia. L’ago della bilancia tanto cercato nel pagliaio di queste elezioni presidenziali. Inoltre, lo scouting di Coraggio Italia continua nel Misto e non è escluso che un deputato del Movimento 5 stelle possa lasciare Beppe Grillo per approdare nella formazione di Brugnaro. La vicenda giudiziaria del garante potrebbe essere il suo pretesto per giustificare il passaggio. Toti tratta a destra, a sinistra il pontiere sembrerebbe Carelli. Spingere Draghi al Quirinale, con il peso di 85 grandi elettori, sarebbe lo stratagemma per reclamare, poi, un posto nel nuovo governo che nascerà.

Al momento, Coraggio Italia è esclusa dall’esecutivo, nonostante il suo appoggio a Draghi: un cambio di inquilino a Palazzo Chigi è l’occasione per entrare nei ministeri e conquistare quella notorietà nazionale che al momento manca ai suoi esponenti. Ma perché Italia viva dovrebbe accettare di giocare la partita del Colle in squadra con Coraggio Italia? I renziani vogliono essere centrali nella composizione dell’esecutivo che nascerà. E la forza di un’ottantina di parlamentari – quasi il doppio rispetto agli attuali – che lavorano per gli stessi interessi renderebbe il centro più di una stampella del governo. «Ma non ci fonderemo mai, ragioniamo in termini di confederazione», giurano quelli di Coraggio Italia. Matteo Renzi, come Berlusconi, è troppo divisivo.

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