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Emilio Carelli: «Pronti a lavorare con Di Maio e Giorgetti per la nascita di un polo di centro» – L’intervista

Il deputato, tra i frontman di Coraggio Italia, disegna lo scacchiere possibile per la nascita di un terzo polo centrista, di cui i ministri Di Maio e Giorgetti sono «interlocutori naturali»

Sono iniziati, nei partiti e nelle coalizioni, i redde rationem del dopo Quirinale. Nella Lega è stato convocato d’urgenza un congresso elettorale oggi, primo febbraio. Giorgia Meloni continuare ad alzare i toni dello scontro con una coalizione che, per Giovanni Toti, non esiste più nella concezione di contraltare del centrosinistra. Si lavora a un progetto per superare il bipolarismo. Dello stesso partito, Coraggio Italia, fa parte il deputato Emilio Carelli. Abbiamo parlato con lui delle dinamiche che starebbero portando alla nascita di un terzo polo centrista. Del quale, Luigi Di Maio, sarebbe «l’interlocutore naturale e compatibile». E se il Movimento 5 stelle – partito con cui Carelli è entrato in parlamento – si scindesse a causa dello scontro tra il ministro degli Esteri e Giuseppe Conte, il centrista non nasconde «la disponibilità ad accogliere una componente dimaiana nel polo moderato».


Onorevole Carelli, le elezioni presidenziali hanno reso evidenti le faglie nei partiti e nelle coalizioni. Coraggio Italia, che è una formazione giovane, sta cercando il suo posizionamento. State lavorando al polo di centro e si può già parlare di “arrivederci” al centrodestra?


«Non c’è niente di definitivo in queste affermazioni. Certo, c’è un progetto in corso che è quello di dare una casa a quegli elettori moderati di centro. Confermo che c’è l’idea, in prospettiva, di costruire un terzo polo. Però altresì resta ferma, in questo momento, la lealtà al centrodestra, tenendo conto della fase di dinamismo che sta affrontando la coalizione. Le elezioni presidenziali hanno creato, di fatto, un grande subbuglio in tutti gli schieramenti».

La Lega però in Liguria ha chiesto una verifica di maggioranza in consiglio regionale ai danni di Toti. Non è il massimo della lealtà.

«Più che un clima di sfiducia, direi che questo è il momento in cui la Lega deve chiarire al suo interno quanto non sia gradita la nostra prospettiva centrista».

A proposito, oggi il Carroccio, dopo il tumulto delle presidenziali e la mala gestio imputata a Matteo Salvini, si riunisce in un congresso federale. C’è una parte di Lega alla quale vi sentite più affini o continuate a considerare il Carroccio un partito monolitico?

«È ormai evidente che la Lega sia un partito in cui risuonano voci diverse. La voce alla quale noi, in particolare, facciamo riferimento è quella del ministro Giancarlo Giorgetti. La sua è la voce della Lega moderata, aperta all’europeismo e all’atlantismo. Sarà interessante dialogare con lui per la prospettiva di creazione del polo centrista. Anche se devo ammettere che lo stesso Salvini sembra intenzionato ad attuare una svolta moderata, solo che il segretario deve rispondere all’elettorato. Vediamo se la base del Carroccio accetta o meno l’adesione al Ppe».

Arriviamo ai 5 stelle, soggetto politico che lei conosce molto bene. Era inevitabile arrivare allo scontro tra Giuseppe Conte e Luigi Di Maio?

«Credo che alla fine questo scontro si ricomporrà in qualche modo, magari con un chiarimento tra i due: di solito il M5s converge sempre verso un punto di incontro. Però è chiaro che le posizioni dei due sono molto divergenti su tanti temi. Di Maio ha fatto un percorso verso posizioni moderate e governiste, ha dato grande appoggio a Mario Draghi, sostenendo nelle prime fasi una sua candidatura al Quirinale. Poi, quando dalla base del M5s è stata chiesta la riconferma di Mattarella, è stato il primo ad aderire. Ecco, la sua è un posizione compatibile con quella di Coraggio Italia e del centro moderato a cui stiamo lavorando».

In molti si aspettano una mossa da Di Maio. È presto per parlare di vera e propria scissione, però si guarda al ministro degli Esteri come interlocutore naturale nel Movimento o fuori da esso per quel centro che state contribuendo a far nascere.

«Sì sì, questo lo confermo. È sicuramente Di Maio l’interlocutore naturale e compatibile con le posizioni che Coraggio Italia sta portando avanti. Non nascondo che se un domani ci fosse una scissione nel M5s, noi saremo disponibili ad accogliere una componente dimaiana nel polo di centro».

Matteo Renzi, invece, è coinvolto in questo progetto centrista?

«La caratteristica di questo progetto centrista è che si trova in una fase di pura evoluzione in cui siamo aperti al dialogo con tutti i soggetti, anche con quelli più piccoli come Italia Viva, che si muovono con posizioni di centro. C’è, in questo caso specifico, il limite che Italia Viva si è sempre caratterizzata nel centrosinistra. Quindi, se arriveremo a costituirci come polo centrista, è probabile che Italia Viva ne faccia parte. Se invece si continuerà a lavorare nell’ambito delle due coalizioni di centrosinistra e di centrodestra, giocando il ruolo di forze che portano avanti le istanze moderate, allora il dialogo sarà più complesso».

Ultima domanda sul Pd. O meglio, sulla sua componente più riformista. Ieri Marcucci ha dichiarato al nostro giornale che gli alleati dei Democratici dovrebbero essere «le forze centriste e liberali e quella parte di Movimento che si è dimostrata affidabile», alludendo alla componente dimaiana. È d’accordo?

«Sicuramente i parlamentari a cui fa riferimento lei si muovono in un ambito progressista al momento, che è molto diverso dal nostro. Certo, loro potrebbero essere la parte del Pd con cui sarà più facile confrontarsi, ma mi sembra difficile che si possa costituire un campo largo che parta da Leu e arrivi fino a Coraggio Italia».

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