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Covid, perché in Italia i morti non calano: «È la coda di Delta ma i calcoli sono sbagliati»

Secondo gli esperti le vittime oggi possono essere provocate dalla variante nel frattempo soppiantata da Omicron. Ma c’è chi punta il dito sui conteggi

Mentre la corsa dei contagi rallenta sempre di più e il tasso di positività scende a poco più dell’11%, nel bollettino quotidiano il conto dei morti per le complicazioni di Covid-19 non riesce a calare. I numeri quotidiani oscillano tra i 350 e i 450 e si arriva a 3 mila vittime a settimana. Questo ha fatto schizzare il tasso di letalità italiano rispetto a quello degli altri paesi dell’Europa Occidentale. Perché? Gli esperti sono convinti che ci siano due aspetti da considerare che non sono collegati tra di loro. Il primo è che i morti potrebbero essere provocati dalla variante Delta che è comunque ancora attiva nel territorio anche se nel frattempo è stata soppiantata nei contagi da Omicron. Il secondo aspetto riguarda invece il conteggio stesso dei morti a causa di Covid-19.


Il conto dei decessi e i rischi di sovrastima

Repubblica oggi spiega che l’Italia è il paese con il maggior numero di vittime: 9.260 con 4 milioni di contagi. La Francia, con il doppio dei positivi, ha avuto 6.845 morti. Spagna e Germania, con 3,2 milioni di contagi, hanno avuto la metà delle vittime. Il Regno Unito si è fermato a quota 8.273 anche se ha adottato meno restrizioni. Nei numeri assoluti Uk ha ancora più morti (158.266) ma anche 18 milioni di contagi contro gli 11,3 milioni italiani. Per questo il conto dei morti in qualche modo stona. Come ha spiegato ieri Matteo Bassetti su Facebook: «Nonostante la variante Omicron e i vaccini ci stiano portando fuori dalla pandemia, il numero di morti classificati come Covid in Italia, è troppo alto anche rispetto agli altri Paesi europei e non solo. In questa fase sono moltissimi i decessi con Covid e non a causa del Covid». E ancora: «Bisogna differenziare chi ha sintomi e segni del Covid, da chi invece è asintomatico per Covid e ha qualcos’altro. Solo così potremo capire cosa sta succedendo, ridando oltretutto dignità ai vaccini che da questa classificazione italica non ne hanno giovato».


E in effetti l’identikit dei morti sembra dargli ragione. Di solito hanno un’età media di 80 anni e quattro patologie pregresse che vanno dall’insufficienza respiratoria alle cardiopatie fino alle malattie oncologiche. E ancora. I numeri assoluti dicono che nel 2020 sono morte 100 mila persone in più del previsto (il 15,5%), nel 2021 quasi 65 mila (circa il 10%). «Analizzare la mortalità totale ci permette di identificare i morti in eccesso, attribuibili direttamente al Covid ma anche che non dipendono dal virus o lo sono solo indirettamente — dice al quotidiano Marina Davoli, direttrice del Dipartimento di epidemiologia del Lazio che per il ministero della Salute gestisce il sistema di sorveglianza della mortalità giornaliera in circa 50 città —. Nei dati potrebbero quindi entrare anche persone colpite da altre patologie ma non curate o curate in ritardo, a causa della pandemia».

Coronavirus, perché così tanti morti in Italia?

Anche il fisico e direttore dell’Osservatorio Epidemiologico dell’Università di Trento Roberto Battiston in un’intervista rilasciata al Corriere della Sera dice che le spiegazioni sono sostanzialmente due. Ovvero gli infetti attivi oggi sono tanti a causa di Omicron, che per la sua contagiosità ha creato dei mini-lockdown. Ma senza gravi ricadute sul sistema sanitario. I tanti morti, infatti, «sono l’effetto della variante Delta, non dimentichiamo che il numero dei morti è indietro di tre-quattro settimane rispetto al numero dei contagi». E questo vuol dire che «la variante Delta è stata piuttosto attiva sotto Natale, quando era in netta crescita. Ma ora abbiamo superato pure il picco dei decessi, scenderanno. Sta quindi esaurendosi l’effetto della variante Delta. E la diminuzione dei decessi, in piena epidemia Omicron, ci fa capire che Omicron non influisce su questi». Perché? «Semplice: non potrebbero calare i decessi visto che Omicron è ancora presente con numeri moto alti». 

Più sfumata la posizione di Massimo Galli, ex direttore dell’Ospedale Sacco di Milano: «Difficile capire perché nel nostro Paese il numero dei decessi è più elevato. Uno dei fattori è sicuramente la popolazione più anziana e il numero importante di anziani non vaccinati. È questa è sicuramente una parte di spiegazione», ha detto ieri all’AdnKronos. Secondo Galli di fatto dati precisi e recenti sono necessari: «Siamo anche un Paese in cui si sequenzia poco e non si hanno abbastanza informazioni che ci consentirebbero un maggior orientamento». Per Galli «sarebbe infatti utile valutare quanti sono i decessi da Covid legati alla variante Omicron e quanti alla Delta per comprendere un po’ meglio quello che sta succedendo, anche se ci sono elementi che ci fanno pensare che ci siano ancora molti decessi da Delta», ha aggiunto ricordando che «parliamo sempre di persone non vaccinate o con condizioni rilevanti di comorbidità che hanno avuto un’insufficiente risposta la vaccini».

Un riconteggio in arrivo?

Tra le ipotesi per spiegare l’elevato numero di decessi «c’è la discussione sul fatto di quanti possano essere i pazienti con altre patologie gravi che si trovano ad essere anche infettati dal virus. Ma questa rimane una questione di lana caprina. E comunque non spiega la nostra situazione rispetto a quella degli altri Paesi. In sintesi c’è una differenza che non trova spiegazione. Potrebbe essere data anche da un differenza di conteggio, ma anche su questo non si ha sicura contezza», ha concluso. Conclude, sempre con Repubblica, Francesco Vaia dell’ospedale Spallanzani: «Pur considerando una coda della Delta e che la nostra popolazione è anziana, comunque i numeri sono eccessivi e probabilmente chi di dovere dovrà fare analisi approfondita del numero dei morti analizzando ogni dettaglio. C’è chi è deputato a farlo e sono certo che lo farà».

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