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Chi ha il Green pass non può essere infetto e non può contagiare? Non è così! Facciamo chiarezza (di nuovo)

Il Green pass non è una garanzia di protezione, ma abbassa le possibilità di contagio. La dichiarazione di Walter Ricciardi a Che tempo che fa risulta non corretta

Per fronteggiare la diffusione e i danni provocati dal Sars-CoV-2 ci vogliono le vaccinazioni, ma anche il Green pass secondo quanto dichiarato da Walter Ricciardi a Che tempo che fa domenica 13 febbraio. In merito alla certificazione verde, Ricciardi ha diffuso un messaggio simile a quello diffuso da Mario Draghi lo scorso luglio (ne parliamo qui): «ci consentono di frequentare gli ambienti al chiuso, che sono quelli più rischiosi, in maniera sicura, cioè essendo sicuro che chi è vicino a noi non è infetto e che, naturalmente, non può contagiarci». Come per il Presidente del Consiglio, è l’ennesima estrema semplificazione che scatena un senso di sicurezza troppo elevato. Il “Per chi ha fretta” di questo articolo riprende i punti più importanti già trattati nei precedenti articoli di Open Fact-checking.

Per chi ha fretta

  • «Il Green Pass non è una garanzia di protezione, in quanto l’obiettivo è quello di abbassare le possibilità di contagio» (dall’articolo del 3 novembre 2021).
  • «Qualunque vaccino riceviate, sappiate che dovete continuare ad usare la mascherina e seguire le misure di contenimento del virus finché non verrà vaccinata gran parte della popolazione» (dall’articolo del 6 aprile 2021).
  • «Un vaccinato positivo potrebbe avere una carica virale molto bassa e dunque, nel peggiore dei casi e con poche possibilità, contagiare qualcuno» (dall’articolo del 23 luglio 2021).
  • «Il vaccino potrebbe bloccare i sintomi, ma non l’infezione o il contagio, non di meno ridurrebbe notevolmente questi fattori, facendoci uscire dalla crisi sanitaria» (dall’articolo del 19 dicembre 2021).

Analisi

Nel corso del 2021 abbiamo affrontato il virus nelle sue diverse varianti, tra queste la Delta e la più recente Omicron. Entrambe si sono fatte sentire durante la campagna vaccinale, in quanto si sono diffuse in maniera prepotente, confermando tuttavia l’efficacia dei prodotti somministrati a fronte al numero dei contagi. Come ben sappiamo, già dal 2020, l’obiettivo è quello di ridurre le possibilità di contrarre la malattia nella sua forma grave, riducendo il carico ospedaliero e con la speranza di riprendere nel tempo una normalità come quella che conoscevamo in pre-pandemia.

Nessun vaccino è efficace al 100%

Fatta questa premessa, bisogna ricordare la narrativa evergreen dei No vax e dei contestatori del Green pass che vedono nei vaccini un fallimento in quanto non proteggono dalla malattia al 100% e non impediscono sia l’infezione che il contagio. Ciò che non viene ammesso da questi ambienti è che nessuna delle case farmaceutiche e gli studi condotti sui vaccini hanno dato esiti miracolosi con addirittura un 100% di efficacia. Questo argomento lo avevamo trattato proprio a inizio 2021, in un articolo del 19 marzo, citando l’editoriale del 2017 (sul tema dei vaccini in generale) della ricercatrice Sarah Caddy, dell’Università di Cambridge: «In un mondo ideale, tutti i vaccini indurrebbero l’immunità sterilizzante. In realtà, è estremamente difficile produrre vaccini che fermino del tutto l’infezione da virus».

Le possibilità di infezione e contagio

Come ormai dovremmo sapere tutti, il Green pass non si ottiene solamente tramite la vaccinazione anti Covid-19, ma anche attraverso un tampone rapido o molecolare con esito negativo o a seguito della guarigione. Sono diverse condizioni, con tutte le loro variabili indipendenti l’una dall’altra.

Il vaccinato, in caso di positività, può essere infettato e contrarre i sintomi della malattia, ma con una carica virale ridotta riscontrando rari casi di contagiosità. Rari non significa “zero”, significa che una possibilità c’è, ma è rara. Per i guariti, come ben sappiamo, c’è la possibilità di re-infezione e dunque di poter essere nuovamente contagiosi.

Chi ottiene un Green pass tramite il risultato negativo di un tampone, rapido o molecolare, ha la certezza che in quel preciso momento in cui è stato sottoposto al test non poteva essere infetto con possibilità di contagiare il prossimo. Non c’è mai stata la garanzia che, nel corso delle successive ore di validità della certificazione verde a seguito del test, ci potesse essere la possibilità di risultare infetti e contagiosi.

Di fatto, come abbiamo detto più volte in passato, il Green pass non è sinonimo di sicurezza al 100%, mentre punta a ridurre le possibilità che ci sia una persona infetta e contagiosa a tal punto da poter infettare gli altri.

La revoca

Solo nel corso degli ultimi mesi è stata introdotta la revoca della certificazione verde in caso di risultato positivo di un test molecolare (o in caso di certificazione rilasciata in maniera fraudolenta). In precedenza non era affatto così, permettendo a qualche furbetto, pur in assenza di sintomi, di sfruttare il “bug”. Nonostante questa novità, di fatto rimane la condizione in cui un certificato verde da tampone rapido o molecolare negativo non sia sinonimo di sicurezza.

Conclusioni

Lo ribadiamo: «Il Green Pass non è una garanzia di protezione, in quanto l’obiettivo è quello di abbassare le possibilità di contagio» (dall’articolo del 3 novembre 2021). Come nel caso del Presidente del Consiglio Draghi, anche Walter Ricciardi riporta un’affermazione così sentenziata: «non risulta corretta e non dovrebbe creare un senso di sicurezza troppo elevato tale da convincere le persone vaccinate ad allentare la presa».

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