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Coronavirus, tutto quello che possiamo fare e non fare dopo essere stati vaccinati con Pfizer, Moderna e AstraZeneca

Il vaccino è uno degli strumenti più importanti per uscire dalla pandemia, ma è cruciale non abbassare la guardia. Nel frattempo ecco una piccola guida con domande e risposte

Con l’approvazione da parte dell’EMA del vaccino anti Covid19 di Pfizer abbiamo gioito, così come abbiamo iniziato a sperare ancora di più a seguito dell’arrivo di Moderna, AstraZeneca e del più recente Johnson&Johnson. Più ne abbiamo e meglio è, e speriamo che altri vaccini come Sputnik V e altri possano superare l’attento controllo dell’ente europeo. Ma cosa possiamo fare, o non fare, dopo essere stati vaccinati contro la Covid19? Sono domande tutt’altro che superflue, al contrario risultano fondamentali per evitare il fallimento della stessa campagna vaccinale.

Il vaccino serve innanzitutto a proteggere chi lo riceve dai sintomi della malattia, specie nella sua forma grave. L’obiettivo principale della campagna vaccinale è quello di ridurre drasticamente le ospedalizzazioni e di conseguenza i decessi, facendo tornare il sistema sanitario nazionale in una condizione di normalità il più simile a quella che conoscevamo prima dell’emergenza sanitaria.

Per chi ha fretta

  • L’obiettivo dei vaccini è soprattutto quello di “sgonfiare” il numero dei ricoverati, con l’obiettivo di far tornare il nostro sistema sanitario alla normalità pre-Covid19.
  • I vaccini anti Covid19 attualmente utilizzati in Italia proteggono per ottime percentuali dal rischio di contrarre la malattia, ma potete essere comunque infettati senza avere sintomi e rischiare di contagiare chi non è protetto.
  • Attenzione, non basta prendere una dose di vaccino per ottenere protezione! Una volta ricevuta, bisogna stare comunque attenti per arrivare tranquilli alla seconda somministrazione.
  • Una volta ottenuta la vaccinazione completa, bisogna comunque attendere del tempo perché il sistema immunitario vi protegga dal virus.
  • Qualunque vaccino riceviate, sappiate che dovete continuare ad usare la mascherina e seguire le misure di contenimento del virus finché non verrà vaccinata gran parte della popolazione.

Domande e risposte

Per ottenere l’immunità dalla malattia, la sindrome respiratoria acuta grave (COronaVIrus Disease 19, Covid19), non basta una dose dei vaccini fino ad oggi in uso in Italia. Sia per i prodotti a mRNA, come Moderna e Comirnaty di Pfizer, sia per quello basato sul vettore virale, Vaxzevria di AstraZeneca, sono necessarie due dosi nel giro di poche settimane l’una dall’altra affinché si possa ottenere una protezione contro il virus Sars-Cov-2.

Due sono le variabili da tenere in estrema considerazione. Il rischio di infezione rimane, così come il contagio nei confronti di chi non è ancora stato vaccinato. Inoltre, dall’inizio delle sperimentazioni dei vaccini anti Covid19 si discute della loro efficacia, a seguito della prima e della seconda dose, ma nessuno di questi ha ottenuto un pieno 100 per cento e non possiamo essere certi delle stesse percentuali di successo per ogni fascia di età. Una possibilità di contrarre la malattia una volta “completamente vaccinati” c’è, seppur minima.

Cosa vuol dire essere “completamente vaccinati”?

Al fine di ottenere una concreta risposta immunitaria, alcuni prodotti vaccinali puntano a imitare l’infezione (senza le conseguenze della reale presenza del patogeno) attraverso l’utilizzo di virus attenuati o inattivi, ma per il nuovo Coronavirus la scelta è caduta nel selezionare alcune sue parti e farle “studiare” al nostro sistema immunitario, innescandolo con una prima dose e stimolandolo con la seconda. Non basta quest’ultima per risultare “completamente vaccinati”, bisogna attendere mediamente due settimane affinché diano il risultato desiderato.

Rischio di prendere la Covid19 dopo la vaccinazione?

I vaccini anti Covid19 attualmente in uso in Italia (Pfizer, Moderna e AstraZeneca) non contengono il virus Sars-Cov-2, pertanto non possono infettare coloro che lo ricevono. Risulta possibile essere infettati prima dell’appuntamento vaccinale, sviluppando i primi sintomi anche dopo la prima dose ricevuta. Infine, come spiegato precedentemente, il nostro sistema immunitario ha bisogno di un periodo di apprendimento nel quale risulta possibile contrarre sia l’infezione che la malattia.

Posso smettere di usare la mascherina?

Le mascherine risultano fondamentali al fine di non diffondere il virus in caso di infezione. Non è chiara la possibilità che i vaccini anti Covid19 attualmente in uso in Italia possano garantire la cosiddetta «immunità sterilizzante» per ogni persona “completamente vaccinata”, pertanto il rischio di infezione rimane così come la possibilità di sviluppare una forma asintomatica che, come ben sappiamo, può essere fonte di contagio verso coloro che non hanno ricevuto la protezione vaccinale.

Posso viaggiare dopo la completa vaccinazione?

Si discute da tempo del cosiddetto “passaporto vaccinale”, ma questo è stato messo in dubbio vista l’incertezza sul fatto che i vaccini attualmente in uso garantiscano la cosiddetta «immunità sterilizzante». C’è anche il tema delle varianti che al momento non dovrebbero mettere a rischio i “completamente vaccinati”, ma potrebbero infettarli aumentando la diffusione delle mutazioni stesse. Chi ha la possibilità di viaggiare dovrà comunque fare attenzione continuando a seguire le misure anti Covid19, indossando le mascherine e mantenendo il distanziamento. Se andate all’estero dovete tenere in conto eventuali obblighi di quarantena per i viaggiatori, indifferentemente dal fatto che siate stati vaccinati o meno.

Come devo comportarmi con le altre persone vaccinate?

Poniamo l’esempio che siate tutti “completamente vaccinati” in famiglia al pari dei vostri parenti, amici o colleghi di lavoro. Il rischio di contrarre la malattia nella sua forma sintomatica è molto basso, ma rimane ancora il problema dell’infezione e il rischio di contrarre una condizione asintomatica e contagiosa per chi non è vaccinato all’esterno di questi gruppi al momento estremamente ristretti. Se si manifestano i sintomi della Covid19 è bene evitare le relazioni anche con i “completamente vaccinati”, non tanto per la loro sicurezza quanto per quella degli altri non protetti dal vaccino.

Al lavoro siamo tutti vaccinati, possiamo stare senza mascherine?

Repetita iuvant! Lo avrete sicuramente capito dalle precedenti domande e risposte, finché non otteniamo una copertura vaccinale per gran parte della popolazione è bene mantenere certe buone pratiche. Lavorando a stretto contatto con altre persone, seppur completamente vaccinate, potete comunque essere infettati e portare il virus altrove colpendo i non vaccinati. Inoltre, non siete sicuri del tutto che le persone che incontrate anche occasionalmente per lavoro, e che operano in altre sedi o per altre aziende, siano effettivamente “completamente vaccinate”. Figuriamoci i clienti.

Se sono vaccinato posso incontrare una persona malata?

Rileggete da capo questo articolo. Nel caso non abbiate ancora capito continuate ad usare le mascherine, a tenere alta l’igiene personale, a mantenere il distanziamento sociale ed evitate i contatti con coloro che sono malati, sia nella forma lieve che grave. Gli operatori sanitari che lavorano ancora oggi in prima linea non hanno smesso di usare le protezioni nonostante siano stati completamente vaccinati.

Due esempi importanti

Anche se nelle fasi di sperimentazione i soggetti clinici osservati per ogni vaccino variano in età, permettendoci oggi di valutare la somministrazione di uno o dell’altro secondo le caratteristiche di ogni persona, i risultati stanno arrivando e ci fanno sperare nel finale tanto desiderato. Un esempio è quello di Israele, dove a seguito di una robusta campagna vaccinale (solo a fine gennaio 3 milioni dei 9 milioni di cittadini avevano ricevuto la prima dose) abbiamo assistito a un continuo calo dei casi e della mortalità. Attenzione, però, al falso senso di sicurezza.

Diverso è il caso del Cile, che sta affrontando una nuova ondata di positivi nonostante risulti essere il Paese sudamericano con il più alto tasso di vaccinazioni. Tuttavia bisogna tenere in considerazione due variabili fondamentali: i tipi di vaccini utilizzati e le percentuali delle persone vaccinate e che abbiano ricevuto la seconda dose. I cileni utilizzano Pfizer, ma anche il prodotto cinese Sinovac che risulterebbe avere una capacità di protezione dalla malattia in forma lieve del circa 50% dopo la seconda dose. Per quanto riguarda la seconda variabile, da inizio aprile risulta che circa il 36% della popolazione abbia ricevuto la prima dose mentre la fetta di cittadini che hanno ricevuto anche la seconda si aggira intorno al 20%. Non si può affatto pretendere una copertura della popolazione se l’80% di essa non è affatto protetta: ecco perché non bisogna pensare che l’arrivo dei vaccini dia un’immediata soluzione al problema facendoci abbassare la guardia con un falso senso di sicurezza.

Conclusioni

Non dobbiamo considerare il vaccino come la soluzione definitiva, ma come uno degli strumenti più importanti per giungere alla soluzione. Sono l’arma che ci consentirà, se verranno portate avanti in maniera giusta e accurata le campagne vaccinali, di ridurre drasticamente il numero dei positivi ospedalizzati e di conseguenza dei decessi. Insieme ai vaccini, vista la possibilità di infezione e di contagio, bisognerà continuare ad utilizzare le mascherine e rispettare le buone pratiche per arginare ancora di più la diffusione del virus. Una volta raggiunta una elevata percentuale di vaccinati, in tempi brevi soprattutto per le persone più a rischio, si avvicinerà sempre di più il giorno in cui potremmo finalmente tornare progressivamente alla normalità pre-Covid19.

Open.online is working with the CoronaVirusFacts/DatosCoronaVirus Alliance, a coalition of more than 100 fact-checkers who are fighting misinformation related to the COVID-19 pandemic. Learn more about the alliance here (in English).

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