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I 5 referendum sulla giustizia ammessi dalla Corte costituzionale: su che cosa e quando si andrà a votare

La Consulta presieduta da Giuliano Amato ha accolto anche i quesiti sulla Legge Severino e le divisione delle carriere. Ecco quali saranno le tappe per arrivare al voto di primavera

Giornata di decisioni per la Corte costituzionale: i quesiti dei referendum approvati dall’organo presieduto dal neoeletto Giuliano Amato sono in tutto cinque e nella prossima primavera chiameranno i cittadini italiani al voto. La materia è quella unica della giustizia. Dall’elezione del Csm alla divisione delle carriere ecco le cinque domande su cui gli italiani saranno chiamati a esprimere la propria opinione.


Legge Severino

Il quesito sulla Legge Severino rientra nei 5 referendum ammessi dalla Consulta in materia di giustizia. Interrogherà gli italiani su uno dei decreti attuativi delle legge anti corruzione approvata nel 2012. La richiesta avanzata da Lega e Radicali, e accolta dalla Corte costituzionale, chiederà responso all’elettorato sull’abolizione del Testo unico delle disposizioni in materia di incandidabilità. Questo vorrebbe dire eliminare le norme che attualmente non permettono a condannati in via definitiva per mafia, terrorismo, corruzione e altri reati gravi di candidarsi alle competizioni elettorali del Parlamento italiano, di quello europeo e alle elezioni regionali. L’altro punto riguarderà l’articolo 11 che prevede la sospensione dal ruolo per tutti gli amministratori locali soggetti a una condanna di primo grado, senza quindi attendere il verdetto definitivo.


Custodia cautelare

Sempre in tema di giustizia, quello sulla custodia cautelare è l’altro quesito che la Corte ha ritenuto ammissibile. L’obiettivo è quello di ridurre il gruppo di reati per i quali è consentita l’applicazione delle misure cautelari, in particolare quella della carcerazione preventiva su cui si riconoscono presunti abusi. I promotori chiedono l’abolizione parziale della possibilità di arrestare una persona indagata per impedire che commetta reati della stessa specie di quelli per i quali è finito sotto accusa. Per farlo la proposta è quella di cancellare un parte dell’articolo 274 del codice penale. Le norme attuali prevedono gli arresti domiciliari o il carcere prima di una sentenza laddove si attesti il pericolo di reiterazione su reati con pena massima di almeno 4 o 5 anni, oltre che per il finanziamento illecito di partiti. Norme che il quesito proposto mira ad abolire. La conseguenza principale di una decisione del genere starebbe soprattutto nella fase delle indagini: un inquisito potrà essere a quel punto arrestato solo per reati che prevedono l’uso della violenza o delle armi, oppure legati alla criminalità organizzata e all’eversione.

Elezione del Csm

Uno dei quesiti refendari ritenuti ammissibili dalla Consulta è quello riguardante il Consiglio superiore della magistratura, l’organo di amministrazione della giurisdizione e di garanzia dell’autonomia e dell’indipendenza dei magistrati. Attualmente per candidarsi a diventare membro del Csm occorre raccogliere almeno 25 firme a sostegno del magistrato che intende presentarsi. Il quesito approvato dalla Corte costituzionale riguarda l’eliminazione della soglia minima di firme, abolendo così in modo definitivo il necessario appoggio di terzi per l’elezione a membro. La domanda a cui i cittadini saranno posti però potrebbe perdere di valore a causa della riforma della legge elettorale per la componente togata del Csm già proposta dal governo in vista delle nuove elezioni dell’estate.

Divisione delle carriere

Andando avanti con i quesiti sulla giustizia, una delle proposte approvate dalla Corte è stata quella sulla separazione delle funzioni dei magistrati. Cosa potrebbe cambiare? Attualmente i magistrati fanno parte di un unico ordine giudiziario divisi tra la funzione di pubblici ministeri o di giudici. Lo scopo del quesito è quello di non permettere più il cambio di funzioni tra giudici e pm e viceversa nella carriera di un magistrato. Questo per evitare le complicazioni che durante gli anni si sono verificate proprio nel tentativo di un cambio di funzioni soprattutto a causa dell’obbligatorio cambio di regione dove si andrà a esercitare e perché sono ammessi al massimo 4 passaggi in tutto nel corso di una carriera. Anche in questo caso, così come per l’elezione del Csm, la riforma presentata dalla ministra della Giustizia Cartabia ha previsto un restringimento delle possibilità di cambiare funzione. Le norme che il referendum di primavera intenderebbe abrogare però diminuirebbero in modo ancora più drastico i cambi di funzione consentendo un solo passaggio da fare a inizio carriera.

Consigli giudiziari

Il quinto quesito approvato dalla Consulta riguarda la possibilità da parte degli avvocati che fanno parte dei Consigli giudiziari di votare anche sulla base di valutazioni in merito alla professionalità dei magistrati presi in considerazione. Anche la ministra Cartabia ha inserito il cambiamento nella riforma della Giustizia legandolo però soltanto a casi eccezionali e cioè nella situazione in cui il Consiglio dell’Ordina segnali comportamenti scorretti da parte del magistrato che deve essere sottoposto a valutazione.

Le tappe per arrivare al voto

La valutazioni di ammissibilità comunicate il 16 febbraio dalla Corte costituzionale dovranno ora essere supportate da sentenze specifiche relative a ciascuno dei cinque quesiti. Nelle sentenze dovranno essere resi noti nel dettaglio tutti i motivi che hanno portato la Consulta all’approvazione. A quel punto ne verrà data comunicazione d’ufficio al presidente della Repubblica e ai presidenti di Camera e Senato. Dopodiché su deliberazione del Consiglio dei ministri sarà lo stesso Capo dello Stato a indire con decreto il referendum. Per legge la convocazione degli elettori dovrà essere inserita nell’arco di date che va dal 15 aprile al 15 di giugno. Scelto il giorno in cui la popolazione potrà recarsi alle urne comincerà la campagna persuasiva per portare gli elettori a votare numerosi.

Lo strumento di democrazia diretta avrà infatti peso nel suo esito solo se verrà raggiunto un quorum del 50% più uno degli aventi diritto al voto. In termini di votazioni la prossima primavera si annuncia già piuttosto calda: in concomitanza con i referendum ammessi dalla Corte ci sarà anche la campagna elettorale e quindi il voto amministrativo per eleggere i sindaci di diverse città italiane. La soluzione di accorpare i due motivi di corsa alle urne non sarà però percorribile: la legge non prevede l’abbinamento tra referendum e altre elezioni. Nel caso in cui si decidesse per un cambiamento, sarebbe necessario un provvedimento normativo.

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