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Ucraina, il casus belli? I ribelli filo-russi accusano Kiev: «Ha attaccato nell’Est, forse ci sono vittime»

Martedì il parlamento russo ha votato per chiedere al presidente Vladimir Putin di riconoscere le due autoproclamate repubbliche separatiste nell’Ucraina orientale come indipendenti

I ribelli filorussi dell’autoproclamata Repubblica popolare di Lugansk in Ucraina orientale hanno accusato le forze governative di Kiev di aver condotto attacchi di mortai contro il loro territorio, in aperta violazione del cessate-il-fuoco previsto dagli accordi di Minsk: sarebbero stati cinque gli attacchi dall’inizio della giornata. Le forze ucraine, secondo i ribelli, hanno usato mortai, lanciagranate e una mitragliatrice in cinque località: Sokilnyky, Zolote-5, Veselenke, Nyzhne Lozove, and Donetskiy. I ribelli hanno anche parlato della possibilità che gli attacchi abbiano causato vittime. L’agenzia di stampa Reuters fa sapere che l’esercito ucraino ha negato le accuse: «Nonostante il fatto che le nostre posizioni siano state colpite con armi proibite, inclusa l’artiglieria da 122 mm, le truppe ucraine non hanno risposto aprendo il fuoco». Martedì il parlamento russo ha votato per chiedere al presidente Vladimir Putin di riconoscere le due autoproclamate repubbliche separatiste nell’Ucraina orientale come indipendenti. Incidenti del genere si sono verificati spesso negli ultimi anni. Ma questa volta, con le forze russe ancora schierate al confine, i fatti potrebbero assumere un altro significato. E dare a Mosca il pretesto per agire.


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