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L’infettivologo Andreoni: «Siamo già nella normalità, ma dovremo pagarne il prezzo: altri morti e strascichi da Covid»

Il direttore di Malattie Infettive a Tor Vergata: il virus resta molto insidioso

«Già ci siamo, nella normalità. Presto diventerà completa, i limiti rimasti sono davvero pochi. Però dobbiamo sapere che dovremo pagare un prezzo. La normalità si paga». Massimo Andreoni, direttore del reparto di Malattie infettive al Policlinico di Tor Vergata, spiega oggi in un’intervista rilasciata al Corriere della Sera cosa succederà dopo la pandemia: «Altri morti e tanti pazienti che, pur superando Covid-19, ne soffriranno gli strascichi. Il virus resta molto insidioso anche se si chiama Omicron ed è meno aggressivo di Delta. La mortalità è di circa 0,2%. Pensiamo soltanto alle complicazioni cardiache innestate dall’infezione. Nel nostro policlinico i 28 posti letto sub-intensivi, dove sono seguiti pazienti che hanno bisogno di ossigeno e ventilazione, sono tutti occupati. Al pronto soccorso infettivo altri 11 positivi sono in attesa di passare in reparto. Questo perché stiamo cominciando ad aprire alle altre patologie le unità di medicina dove, quindi, diminuiscono gli spazi dedicati al Covid».


L’infettivologo non mette in dubbio la necessità delle riaperture: «Non si può non essere favorevoli per motivi economici, sociali e politici. La scelta di uscire definitivamente dal tunnel è condivisibile anche per un medico, come me, che continua a vedere tanta gente che sta male, molto male. Si sappia, ripeto, che le riaperture si accompagnano a rischi, appunto altri contagi, altri morti che oggi in Italia sono rispettivamente quasi 60 mila e 320. Numeri non precisamente trascurabili. La strada del pieno ritorno alla normalità è comunque corretta, dopo due anni di pandemia. Partiamo da basi solide. La popolazione è al 90% immunizzata, abbiamo farmaci e bisogna usarli meglio soprattutto ora che marciamo spediti verso la normalità».


Fino a questo momento, secondo Andreoni, gli anticorpi monoclonali e gli antivirali, da somministrare al massimo entro 5 giorni dalla diagnosi ai pazienti a rischio di sviluppare la malattia grave, sono stati usati poco e male. «Bisogna agevolare questo percorso terapeutico invece oggi persistono tante lentezze che rallentano i tempi e pregiudicano il successo della cura. L’agenzia del farmaco Aifa ha appena approvato – aggiunge – una nuova combinazione di anticorpi monoclonali a lunga durata d’azione per la prevenzione dei sintomi del Covid-19, prima dell’esposizione al virus nei soggetti ad alto rischio. Penso alle persone dal sistema immunitario compromesso e per i quali è necessaria una protezione supplementare al vaccino». Quanto al Green pass, secondo il professore sta perdendo significato: «Agli inizi è stato utilissimo come spinta a vaccinarsi. Adesso, con l’obbligo di vaccinazione sopra i 50 anni, ha perso significato tanto più se intendiamo andare verso uno scenario di libertà che prevede stadi pieni e discoteche in attività».

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