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Cosa succede in Italia se la Russia decide di chiudere il gas

Secondo uno studio della Fondazione Eni ogni anno l’Italia ha bisogno di 70 miliardi di metri cubi di gas: anche massimizzando le altre fonti, senza il gas russo si potrebbe arrivare solo a 58,4 miliardi

«Abbiamo tutto il diritto di prendere una decisione corrispondente e imporre un embargo sul pompaggio di gas attraverso il gasdotto Nord Stream 1». Il vicepremier russo Aleksandr Novak ha annunciato alla Bbc quella che potrebbe essere la nuova fase del conflitto tra Russia e Ucraina: la guerra sull’energia. La Commissione Ue si sta preparando a un terzo pacchetto di sanzioni e il dibattito in corso tra i leader europei è sulla possibilità di estendere queste sanzioni anche al settore energetico, un settore strategico visto che (secondo uno studio pubblicato dal New York Time) negli ultimi 30 anni l’Europa ha acquistato dalla Russia il 40 per cento del gas naturale e il 25 per cento del petrolio. Il cancelliere tedesco Olaf Scholz dopo aver congelato le autorizzazioni per il gasdotto Nord Stream 2 ha chiarito che non si andrà oltre con le sanzioni sull’energia, stessa linea per Mario Draghi. Intanto però industrie e cittadini cominciano a immaginare lo scenario che si verificherà in caso di blocco totale delle forniture russe.


Lo studio della Fondazione Eni: i rischi per i black out e gli usi civili

Il Corriere della Sera ha pubblicato uno studio firmato dalla Fondazione Eni sugli scenari davanti all’interruzione del flusso di gas dalla Russia. Nell’ultimo periodo in Italia la media di gas utilizzato da tutto il Paese si è attestata attorno ai 70 miliardi di metri cubi di gas. L’unico anno in cui il consumo è sceso sotto questa soglia è stato il 2020 quando con l’inizio della pandemia e la chiusura delle fabbriche il consumo di gas è arrivato a 68,4 miliardi di metri cubi. Nel 2021 su un consumo totale di 71,4 miliardi di metri cubi di gas, 28,3 miliardi sono arrivati dalla Russia, circa il 40 per cento del totale.


Secondo lo studio dell’Eni, per ridurre l’afflusso di gas russo ci sono almeno tre strade: l’aumento delle importazioni dall’Algeria e dalla Libia, l’incremento della produzione nazionale e il potenziamento degli stoccaggi. La produzione nazionale ricopre solo una piccola percentuale del fabbisogno totale, visto che parliamo di 3,1 miliardi di metri cubi di gas all’anno. Mettendo insieme tutte queste misure, anche nella migliore delle ipotesi, si rischia però di non arrivare alla soglia necessaria. Secondo i dati della Fondazione Eni al massimo si potrebbe arrivare a 58,4 miliardi di metri cubi di gas.

A questo punto qualche nodo del sistema dovrebbe saltare: non tutto quello che di solito funziona con il gas potrà ancora basarsi su questa materia prima. Il primo candidato per questo taglio è tutto l’ambito del termoelettrico che nel 2021 ha assorbito da solo 25,9 miliardi di metri cubi, circa un terzo dell’utilizzo totale. Al posto di queste centrali, il governo dovrebbe potenziare le rinnovabili ma questo non servirebbe a produrre tutta l’energia elettrica necessaria. Una delle soluzioni sul tavolo del governo è riattivare le centrali a carbone che si stavano chiudendo e potenziare l’utilizzo delle altre.

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