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Incontro Lavrov-Kuleba in Turchia, il ministro ucraino: «Nessun progresso sul cessate il fuoco»

Fumata nera dal primo vertice ministeriale ad Antalya tra Kiev e Mosca. Lavrov: «Patetiche le dichiarazioni sull’ospedale pediatrico di Mariupol, era una base militare»

C’è stato stamattina, 10 marzo, l’incontro tra il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov e quello ucraino Dmytro Kuleba ad Antalya, in Turchia. Si è trattato del primo vertice ministeriale dall’inizio della guerra in Ucraina, provocata dall’invasione della Russia dello scorso 24 febbraio. All’incontro era presente anche Mavlut Cavusoglu, ministro degli Esteri turco. Durante le due conferenze stampa parallele tenutesi dopo i vertice, Kuleba ha fatto sapere di aver discusso anche di un cessate il fuoco di 24 ore per risolvere la maggior parte delle «questioni urgenti» dal punto di vista umanitario. Nei giorni scorsi, molte delle evacuazioni previste in alcune città ucraine (come Mariupol’ e Irpin’) sono state ostacolate dalla ripresa dei bombardamenti. Per Kuleba, però, non ci sono stati progressi significativi: «Sul cessate il fuoco di 24 ore non abbiamo fatto progressi. Sembra che ci siano altre persone che decidono su questo in Russia». Al nulla di fatto di oggi seguirà un nuovo incontro tra le due parti, che si sono dette pronte a continuare i negoziati e lavorare sulla «questione umanitaria».


Lavrov: «Non abbiamo invaso l’Ucraina. L’attacco all’ospedale di Mariupol’ ha colpito una base militare»

Proprio a Mariupol’ c’è stato ieri un attacco all’ospedale pediatrico, per il quale la Russia ha ricevuto condanne internazionali da più parti. Lavrov ha dichiarato che si tratta di solo di «presunte» violazioni dei diritti umani, e che riguardano piuttosto una «propaganda patetica» alimentata dall’Occidente in funzione antirussa, nonostante siano state diffuse immagini di donne partorienti ferite e in fuga dalla struttura. In generale sulla guerra, Lavrov ha difeso la versione del Cremlino: «Non abbiamo attaccato in Ucraina», ha detto. «In Ucraina si è definita una situazione che ha creato una minaccia per Mosca (l’avvicinamento alla Nato, ndr). Abbiamo fatto vari appelli ma nessuno ci ha ascoltato».

Immagine di copertina: EPA/CEM OZDEL Video: Agenzia Vista / Alexander Jakhnagiev

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