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Covid, salgono le reinfezioni. Dubbi sull’addio alle misure ma Crisanti frena: «Restrizioni? Inutili contro Omicron 2»

«La verità è che dobbiamo metterci il cuore in pace: prima o poi ci contageremo quasi tutti», spiega il professore dell’Università di Padova

Mentre il governo detta le tappe di un ritorno alla normalità senza mascherine e Green pass, gli esperti monitorano una curva epidemiologica che non appare più tanto in discesa. I dati degli ultimi bollettini registrano un incremento dei casi positivi fornendo un ulteriore elemento di analisi: stanno crescendo i casi di reinfezione, attualmente oltre il 3% del totale dei contagi segnalati. Si considerano reinfezioni tutti i casi di persone che tornano positive dopo i 90 giorni dalla prima diagnosi di Covid. Così come per è successo per la quarta ondata, anche quest’aumento è riconducibile alla capacità diffusiva di Omicron. Con le varianti precedenti le reinfezioni erano intorno all‘1% dei casi totali. Ora risultano più che raddoppiate.


Oltre a Omicron, possono essere diverse le cause che concorrono alla reinfezione: dalla tipologia di vaccino che si è ricevuto, alle tempistiche del richiamo, dalla variante con la quale ci si è infettati la prima volta alle patologie già presenti. Fattori che condizionano le percentuali di probabilità di un soggetto già infettato da Covid-19 di riammalarsi di nuovo. Non è da dimenticare l’altro elemento che da qualche settimana comincia ad attenzionare gli epidemiologi: già in 7 regioni italiane Omicron 2 risulta la variante dominante, mutazione più contagiosa di Omicron 1 del 30%. Alla luce dei dati, il dubbio è su quanto possa risultare dannoso ora alleggerire misure e restrizioni così come deciso dal nuovo decreto Covid.


«Restrizioni? Inutili contro Omicron 2»

A rispondere sulla necessità di prorogare o meno i provvedimenti del nuovo decreto, che tra aprile e maggio porterà il Paese verso una stagione estiva più libera, è il professor Andrea Crisanti. «Ritengo sia inutile pensare a nuove misure restrittive, non servono assolutamente a nulla, come peraltro dimostrato anche nei mesi scorsi», spiega a La Stampa il professore di microbiologia all’Università di Padova. «Quando a gennaio abbiamo sfiorato i 250 mila casi al giorno eravamo in piena fase di restrizioni che però si sono rivelate ininfluenti. La curva dei contagi poi è scesa solo grazie alle vaccinazioni e ai guariti dal virus», continua Crisanti, ricordando anche come dopo i tre mesi dall’iniezione, l’efficacia della terza dose comincia a venire meno.

«La verità è che dobbiamo metterci il cuore in pace: prima o poi ci contageremo quasi tutti. Ma basta non appartenere alla categoria dei fragili e il problema si risolve». L’idea di una quarta dose per aumentare di nuovo il livello di protezione da Covid-19 sembra non essere per Crisanti una buona soluzione. «È del tutto inutile. È necessaria solo per le persone fragili, per gli altri secondo me non serve. O meglio, io sono propenso ad affermare che chi la vuole fare può procedere tranquillamente, ma in maniera categorica la consiglio solo ai fragili». L’esperto si riferisce ai 5 milioni di persone over 80 presenti in Italia, agli immunodepressi, agli autoimmuni e ai pazienti oncologici. «I dati parlano chiaro», continua, «il 90-95% dei decessi appartiene alla categoria dei fragili. Quindi vanno protetti nella maniera più assoluta. Gli altri devono accettare l’ipotesi di contrarre il virus».

«Smart working e tamponi per badanti la vera soluzione»

Una delle soluzioni proposte nelle ultime ore, con in prima linea il consulente del ministro della Salute, Walter Ricciardi, è quella di allungare il periodo dell’obbligo di mascherina al chiuso almeno fino a giugno e non a fine aprile come previsto dal nuovo decreto Covid. «Una proroga che non avrebbe alcun effetto sulla diminuzione dei contagi», ribatte Crisanti. «L’obbligo della mascherina al chiuso è del tutto ininfluente perché per funzionare non bisognerebbe togliersela mai. E invece in molte circostanze, come al bar o al ristorante, bisogna comunque levarsela e quindi l’obbligatorietà è inutile», spiega l’esperto. Come difendersi allora? «Omicron 2 non ha misteri: ha un indice di trasmissibilità, il cosiddetto valore R0, tra 12 e 15.Quindi ogni malato ne può infettare anche 15, come accade per il morbillo. Vanno protetti, lo ribadisco, solo i fragili. E non solo con la quarta dose di vaccino».

La proposta del professore dell’Università di Padova è quella di «consentire a chi è in età di lavoro di poter fare lo smart working da casa» in modo da evitare il più possibile «i contatti a rischio». E ancora «garantire un bonus alle persone fragili seguite dalle badanti per consentire a queste ultime di fare spesso il tampone e scongiurare il pericolo di infettare i propri assistiti». Test che secondo il professore dovrebbero ora essere soltanto molecolari e non antigenici rapidi. «Il margine di errore dei rapidi è troppo alto per Omicron, intorno al 30%». In quanto al resto della popolazione secondo Crisanti non ci sarebbero troppe altre scelte: «Dobbiamo metterci in testa che se non siamo persone fragili e siamo vaccinati, anche se ci prendiamo il Covid non ci succede nulla di grave. È come un’influenza».

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