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Salvini precetta Pillon & Co.: «Tutti i leghisti ad ascoltare Zelensky». Ma dieci sono pronti a disobbedire

Il leader della Lega vuole i parlamentari del Carroccio in Aula. Alcuni di loro daranno comunque forfait

Il leader della Lega Matteo Salvini è stato chiarissimo: tutti i parlamentari leghisti dovranno essere in Aula alla Camera per sentire Volodymyr Zelensky, il presidente dell’Ucraina che oggi alle 11 parlerà al parlamento italiano. Parteciperà anche il premier Mario Draghi – insieme ai presidenti di Camera e Senato e all’ambasciatore ucraino Yaroslav Melnyk – ma in molti non ci saranno. E non solo gli ex M5s come il senatore Emanuele Dessì. Molte defezioni, racconta oggi Repubblica in un articolo a firma di Emanuele Lauria, si registreranno anche nel Carroccio. E, ironia della sorte, saranno proprio tra i salviniani. Uno di coloro che darà forfait è Simone Pillon, che è in missione a Londra ma ha anche forti perplessità sull’evento: «Sulla videoconferenza ho forti perplessità perché credo che dovremmo collocarci in una posizione adeguata per promuovere la pace. Vendere armi a una delle parti in conflitto non favorisce il dialogo».


Poi c’è Vito Comencini, che fino a qualche giorno fa voleva andare nel Donbass, nel frattempo è tornato in Italia e oggi non sarà presente in Aula. Così come Matteo Micheli, che aveva già votato no alla risoluzione sulle armi all’Ucraina. Invece Elena Murelli ha intenzione di esserci: «Io voglio sentire cosa ha da dire, perché – ha detto ieri all’Adnkronos – ho informazioni diverse. Mi riferiscono che ci sono anche bande paramilitari di estrema destra che sparano sui civili, ci sono ucraini che colpiscono la loro popolazione. Vediamo se questo ce lo dirà il presidente». Assente pure Armando Siri, consigliere economico di Salvini e inventore della proposta sulla flat tax ma anche considerato il collegamento fra il partito e la Russia. In totale, pronostica il quotidiano, saranno tra dieci e dodici i parlamentari leghisti assenti ingiustificati.


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