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La «fase due» della guerra di Putin in Ucraina: il piano russo per dichiarare la vittoria il 9 maggio

Il piano di «denazificare e demilitarizzare» l’Ucraina lascerebbe il posto a una più concreta “conquista” del Donbass nella nuova strategia del Cremlino

Parte una «fase due» nella guerra russa in Ucraina, dopo che Mosca considera chiusa quella prima fase che sarebbe andata: «secondo i piani». Dopo 31 giorni di combattimenti, quella che il Cremlino si ostina a definire una «operazione speciale» sembra comunque ridimensionarsi. Il proposito di Vladimir Putin di «denazificare» l’Ucraina lascerebbe spazio a una più concreta conquista del Donbass, obiettivo ora dichiarato da Mosca. Lo ha annunciato un po’ a sorpresa il vicecapo di Stato maggiore, il generale Sergej Rudskoi, quando ieri 25 marzo ha fissato nella liberazione della regione orientale e più russofona del Paese l’obiettivo prioritario dall’inizio dell’invasione, il 24 febbraio scorso. Nel tradizionale ribaltamento della realtà del Cremlino, il bilancio delle perdite resta lontano rispetto ai 15-16mila soldati russi morti raccontati da Nato e ucraini. Per Mosca le perdite non sono state più di 1.351, con 3.825 feriti. Anzi, i nemici uccisi sarebbero 14 mila, almeno secondo la storia trionfale raccontata dal generale russo nel briefing di ieri.


Il cambio di strategia di Mosca troverebbe conferma nei movimenti di truppe russe dalla Georgia, come segnalato dal Pentagono fino a ieri. Altri segnali sono arrivati dagli stessi ucraini, che hanno confermato come i russi siano riusciti a creare un collegamento da Mariupol per poter spostare le truppe con la Crimea e quindi la Russia. Mosca concentra i suoi sforzi in quella zona per chiudere la partita entro un mese, così da provare a chiudere la tenaglia sulle forze ucraine anche da Nord e blindare il Donbass sotto il proprio controllo. E poi le rivelazioni di intelligence occidentale, secondo cui i russi avrebbero fissato la fine della guerra il 9 maggio. Non un giorno a caso, visto che per i russi è l’anniversario della fine della Seconda guerra mondiale e la vittoria sovietica e degli Alleati. Sarebbe quella l’occasione per Vladimir Putin di dichiarare una sostanziale vittoria e accettare di sedersi al tavolo delle trattative. Sempre che abbia davvero intenzione di fermarsi al Donbass.


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