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Monokov, il giovane che attraversa l’Europa con il cartello «I russi non sono Putin» – L’intervista

Partito da San Ginesio, in provincia di Macerata, Monokov ha deciso di intraprendere un viaggio per manifestare contro la guerra in Ucraina. Il suo obiettivo? «Voglio fare capire che non tutti i russi stanno con il Cremlino»

Classe 2003, una vita a San Ginesio in provincia di Macerata e un’infanzia in Russia. Sui social nessun nome e cognome, solo un nickname: Monokov. È così che si è presentato a Open quando lo abbiamo raggiunto via telefono. Il 6 marzo Monokov ha deciso di partire per un viaggio attraverso l’Europa in bicicletta. Centinaia di chilometri, tutti percorsi con una bandiera della Russia sul manubrio. Sopra una scritta «Russians are not Putin», «I russi non sono Putin». Gli obiettivi del suo viaggio sono due: il primo è raggiungere i confini della Russia e il secondo è quello di portare in tutti i Paesi attraversati la sua azione di protesta contro Vladimir Putin. L’idea del viaggio in bicicletta era già in cantiere da tempo ma quando è iniziata la guerra in Ucraina, Monokov ha deciso di trasformare il suo viaggio turistico in una lunga manifestazione. Tutto è stato raccontato su TikTok, dove dall’inizio del suo progetto ha raggiunto 11 mila follower. L’intero progetto è dedicato al principale oppositore di Putin: Alexei Navalny.


Perché hai deciso di prendere la bici e cominciare a pedalare per l’Europa?


«Sono partito da San Ginesio, in provincia di Macerata. Mi è sempre piaciuto fare viaggi in bicicletta e questo era un viaggio programmato da molto tempo. Ho lavorato quattro mesi come carrozziere per permettermelo. Prima della partenza è scoppiata la guerra in Ucraina e ho deciso di trasformarlo in un progetto politico. Voglio ricordare all’Europa che non tutti i russi sono con Putin, a partire da me. Ho paura che inizi a muoversi un sentimento di razzismo verso il nostro popolo».

Hai chiamato la tua campagna “Progetto Navalny”. Perché hai scelto di dedicarla all’oppositore dei Putin?

«Mi affascina la sua storia: è un uomo che ha scelto di andare in prigione per dare valore alla sua voce. Lui è stato capace di sacrificare tutta la sua vita per una causa maggiore».

In quali Paesi sei stato fino a questo momento?

«Dalle Marche sono salito verso Nord. Dopo l’Italia sono stato in Slovenia, poi in Croazia e poi ancora in Ungheria. Ora sono arrivato in Slovacchia».

@monokov_ Domani si esce dalla Croazia #bici #europa #missione #russofobia ♬ оригинальный звук – Ya

Quali sono stati i commenti delle persone quando hanno visto la tua bandiera?

«Per adesso l’Italia è stato il Paese dove il mio progetto è stato capito e supportato di più. Alcune persone quando hanno visto quello che stavo facendo hanno anche deciso di donarmi dei soldi. In Ungheria invece ho ricevuto diversi commenti negativi. Ho trovato un clima strano. C’era chi vedeva la bandiera e pensava fossi a favore di Putin e quindi mi insultava per strada, e chi invece mi urlava “Forza Putin”. In questo Paese ho sentito i commenti peggiori».

All’inizio del viaggio hai detto sui social che il tuo obiettivo è arrivare fino a Mosca.

«Non credo di arrivare fino a Mosca. L’obiettivo ora è quello di raggiungere Kaliningrad, una città russa che si trova tra Polonia e Lituania. Voglio cercare di spingermi fino ai suoi confini»

Credi che anche in Italia si possa parlare di russofobia?

«In Italia mi sembra meno probabile. C’è una mentalità più aperta rispetto a quello che sto vedendo nei Paesi dell’Est».

Tu sei nato nel 2003 e sei venuto in Italia a sei anni. Perché la tua famiglia si è spostata?

«Per lavoro».

Come fai a rimanere tutto questo tempo lontano da scuola?

«Frequento una scuola privata, per adesso posso seguire le lezioni in Dad. Riesco a farlo anche in viaggio».

@monokov_ Oggi niente live:( #europa #bici #missione ♬ SHUM – Go_A

Cosa hai pensato quando il 24 febbraio è arrivata la notizia della guerra in Ucraina?

«La mia prima reazione è stata quasi di supporto all’esercito russo. Ho pensato che il mio Paese stesse facendo la cosa giusta difendendo il Donbass poi ho iniziato a seguire le notizie, ho visto quello che stava succedendo davvero e allora ho capito che l’unica posizione da prendere fosse contro Putin. Credo anche che sia necessario capire il ruolo avuto dalla Nato e dal governo di Zelensky. Senza dubbio però in questa storia c’è Putin dalla parte del torto».

Nelle tue parole sembra che tu ti senta ancora russo, anche se per la maggior parte della tua vita sei stato in Italia.

«Sì è così, ho una mentalità italiana ma io sono russo. Ho cominciato questo viaggio anche per questo: quando in futuro riguarderò questi giorni potrò pensare di aver fatto qualcosa per il mio Paese».

Hai ancora qualche contatto in Russia?

«Sì ho diversi amici. In tanti hanno perso il lavoro. Mi raccontano che tutti i negozi sono chiusi e che i prezzi stanno salendo tantissimo».

Cosa ne pensano loro della guerra in Ucraina?

«La propaganda ha fatto un buon lavoro».

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