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Salta l’accordo in Ue sulla tassa per le multinazionali: un voto contro 26, il veto della Polonia blocca la minimum tax

Il compromesso, proposto dalla Francia, prevedeva una imposta minima del 15% da applicare in tutta Europa

Oggi, martedì 5 aprile, la Polonia ha bloccato l’adozione dell’accordo Ue sulla minimum tax per le multinazionali. Si tratta dell’unico paese dei 27 ad aver posto il veto sull’imposta minima del 15%, un compromesso proposto dalla Francia. Varsavia si è detta preoccupata che questa tassa possa entrare in vigore senza che prima siano state messe a punto normative che impediscano alle multinazionali di fare profitti nei paesi che applicano condizioni più favorevoli. Il ministro delle finanze della Francia, Bruno Le Maire, ha però rassicurato dicendo che «le preoccupazioni di Varsavia sono state prese in considerazione e che rimetterà la questione all’ordine del giorno del prossimo incontro mensile con i ministri delle Finanze dell’Unione». Le Maire si è detto poco convinto dalla posizione presa della Polonia perché «tutte le difficoltà tecniche erano state risolte». La Polonia aveva già tentato di bloccare il compromesso, assieme a Svezia, Estonia, e Irlanda, ma questi Paesi hanno poi ritirato le obiezioni. Il ministro Le Maire ha dichiarato: «Spero che lo spirito irlandese sia di ispirazione». Anche il ministro dell’Economia italiano, Daniele Franco, ha espresso il suo appoggio all’accordo sulla minimum tax durante l’evento all’Ecofin sottolineando «che si tratta di un successo importante a livello mondiale, praticamente impensabile alcuni anni fa e che, se pensiamo al lavoro svolto a livello di G20 e di Ocse, tutti i Paesi hanno accettato alcuni aspetti che a loro non andavano molto a genio. Questo è l’unico modo per fare progressi insieme, non dobbiamo sprecare questo lavoro».


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