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Plusvalenze in Serie A, le carte della Procura Figc sul caso Juve: «Ecco i valori anomali nelle compravendite»

I bianconeri avrebbero truccato le prezzi ottenendo generando plusvalenze illecite per oltre 60 milioni di euro

Le valutazioni attribuite ai giocatori scambiati «non corrispondono ai valori di mercato». È quanto concluso dalla indagini della procura Figc sul caso plusvalenze in Serie A. Ad essere particolarmente interessata è la Juventus, le cui plusvalenze reali vengono indicate in 28 milioni, a fronte di 90 milioni messi a bilancio. Nello specifico, la procura federale si è concentrata sulle compravendite incrociate, i cosiddetti “scambi secchi“, in cui «i cui prezzi di compravendita si equivalgono o quasi, generando così crediti e debiti di pari importo che si estinguono per compensazione senza generare né incassi né pagamenti, quindi prive o pressoché prive di movimentazione finanziaria». Ora che le indagini preliminari si sono concluse, inizieranno le udienze: la prima è prevista domani, 12 aprile, davanti al Tribunale Federale.


La procura ha giudicato che i valori attribuiti ai giocatori scambiati «pur considerata la peculiarità del mercato calcistico, le compravendite oggetto dell’indagine presentano aspetti anomali che rendono verosimile che la trattativa condotta sia stata influenzata da ragioni che esulano dall’ambito tecnico/sportivo per sconfinare nelle politiche di bilancio». Nello specifico, ai giocatori scambiati veniva attribuito un valore più basso quando questi venivano acquistati con pagamenti in denaro, mentre la loro valutazione veniva gonfiata quando diventavano pedine negli scambi. Sempre secondo i documenti analizzati dalla procura, le plusvalenze fittizie avrebbero incrementato il patrimonio netto della Juventus di 116 milioni di euro. Il club rischia sanzioni solo pecuniarie, in quanto l’illecito, se confermato, sarebbe solo amministrativo. 13 dirigenti bianconeri sono stati deferiti dalla procura, tra i quali Andrea Agnelli, Pavel Nedved e Fabio Paratici.


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