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Oliver Stone diffonde le bufale del Cremlino. La fonte? Il sito di propaganda “Guerra ai falsi”

Oliver Stone non è nuovo nel sostenere la propaganda del Cremlino, ma questa volta lo fa condividendo un articolo del sito di propaganda russo ampiamente smentito

Il regista americano Oliver Stone non è nuovo nell’appoggiare le narrazioni russe sull’Ucraina, sostenendo che dietro la rivoluzione del 2014 ci fosse la CIA, capovolgendo l’idea che non fosse la Russia ad invadere il territorio ucraino, ma gli Stati Uniti. A seguito della strage di Bucha, il 14 aprile 2022, pubblica un tweet dove condivide il link a un articolo che punta a smentire le immagini satellitari pubblicate dal New York Times. Il sito che ospita quell’articolo è l’organo di propaganda anonimo del Cremlino, il falso sito di fact-checking “Guerra ai fatti” (ne parliamo qui e qui).

Per chi ha fretta

  • Oliver Stone ha condiviso un articolo del 7 aprile 2022 del sito di propaganda russo “Guerra ai fatti”, lo stesso che aveva diffuso la bufala del cadavere che muoveva la mano a Bucha.
  • L’articolo del sito sostenuto dal Cremlino, linkato nella home page del sito del Ministero della Difesa russo, sostiene che le immagini satellitari di Maxar pubblicate dal New York Times non esistano.
  • L’autore anonimo del sito russo ha nascosto le prove, mostrando il motore di ricerca di Maxar ignorando i filtri che mostravano le immagini.
  • Non esistono solo le immagini satellitari per dimostrare che i corpi degli ucraini erano già presenti nelle stesse strade, e nelle stesse posizioni, prima dell’uscita dei russi da Bucha.

Analisi

Oliver Stone si rivolge ai giornalisti investigativi definendoli «Sherlock Holmes», non di certo per complimentarsi con loro: «For some Sherlock Holmes clues to what’s really going on in #Bucha, here are some other reported observations» scrive nel suo tweet condividendo il sito complottista russo.

L’articolo di “Guerra ai falsi” si intitola «Sputnik and Fakodrom. What is known about the situation in Bucha on 6.04?» dove l’autore anonimo riporta un’analisi per affermare che i satelliti di Maxar, il servizio utilizzato dal New York Times per smentire la propaganda russa, non potevano trovarsi in quella zona nella data attribuita allo scatto. Per dimostrarlo, mostrano l’elenco delle immagini scattate dai satelliti della società, affermando con fermezza che quelle citate dal New York Times non esistono.

Come il sito di propaganda russo ha nascosto le prove

L’articolo di “Guerra ai fatti” è del 7 aprile 2022, ma riprende con un copia incolla quanto scritto in un altro articolo del 6 aprile 2022 dal titolo «Are the satellite images from Maxar to be trusted?». In realtà, il sito nasconde le informazioni per presentare la narrazione contraria a quella del New York Times. A dimostrarlo è Benjamin Strick, investigatore del Centre for Information Resilience e collaboratore di Bellingcat, attraverso un thread pubblicato via Twitter il 10 aprile 2022, quattro giorni prima della condivisione del sito arma della propaganda russa da parte di Oliver Stone.

Come spiegato da Benjamin Strick, “Guerra ai falsi” riporta un’immagine dell’archivio online di Maxar per sostenere che non esistono fotografie su Bucha datate 19 marzo 2022, contrariamente a quanto affermato dal New York Times. Benjamin fa notare una cosa: bastava impostare bene i filtri della ricerca per trovarle nell’archivio. Open Fact-checking ha ripetuto l’analisi, confermando quella di Benjamin Strick.

Non ci sono solo le immagini satellitari

Lo stesso Benjamin Strick ha notato i tweet di Oliver Stone, condividendo una ulteriore analisi approfondita sul sito Info-res.org, del Centre for Information Resilience, nella quale rispondono punto per punto al sito di propaganda del Cremlino. C’è da dire che le immagini satellitari non sono le uniche utilizzate per verificare la presenza dei corpi anche prima dell’uscita dell’esercito russo da Bucha, esistono che diverse riprese fatte dai droni durante il periodo dell’occupazione.

Un collage delle immagini e relative date pubblicate da Bellingcat. Gli edifici integri e poi distrutti confermano le date dei filmati.

Grazie a un’inchiesta investigativa digitale svolta da Meduza, è possibile verificare che i filmati dei droni su Bucha risalgono al periodo precedente dell’uscita dell’esercito russo dalla città. Oliver Stone ignora tutto questo, preferendo condividere un sito gestito da anonimi, nato il giorno stesso dell’invasione russa in Ucraina, sostenuto e ospitato dal Ministero della Difesa russo, che in passato aveva diffuso la bufala della mano del cadavere di Bucha che si muoveva, tanto per citare un caso.

Il sito di falso fact-checking nella home page del sito del Ministero della Difesa russo.

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