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Ucraina, l’ambasciatore Zazo: «C’è il rischio di una ulteriore escalation, Putin non si fermerà adesso»

Riapre l’ambasciata a Kiev: «Gestiremo gli aiuti umanitari e i rapporti con gli oltre 230.000 ucraini in Italia e i quasi 100.000 profughi»

Nonostante la tensione in Ucraina non accenni a diminuire, domani tornerà operativa la sede dell’ambasciata italiana a Kiev che era stata evacuata con lo scoppio del conflitto e spostata a Leopoli. L’ambasciatore italiano in Ucraina, Pier Francesco Zazo, 62 anni, ha commentato: «In realtà, tranne una parentesi di poco più di 24 ore ai primi di marzo, l’Italia ha sempre mantenuto la sua rappresentanza diplomatica in Ucraina, fondamentale per aiutare i nostri connazionali e dare un segnale di solidarietà al governo Zelensky». In un’intervista rilasciata a Lorenzo Cremonesi sul Corriere della Sera, Zazo ha detto: «L’ambasciata italiana gestirà gli aiuti umanitari, l’arrivo di volontari, faciliteremo i rapporti con gli oltre 230.000 ucraini in Italia e adesso anche i quasi 100.000 profughi». Il processo verso la pace, dice, è ancora lungo perché al momento «prevale la logica della forza. Putin non intende tornare allo status quo anteguerra a mani vuote, ha bisogno di un qualche successo, è lui che decide. Si parla di rischi di escalation ulteriore, persino di piccole atomiche tattiche, difficile prevedere, mentre continuano ad arrivare armi, ma noi italiani insistiamo a privilegiare il dialogo». L’ambasciatore ha anche detto che l’Ucraina sta apprezzando gli sforzi diplomatici e le sanzioni contro la Russia da parte dell’Italia.


«Putin si è illuso»

L’ambasciatore ha dato anche una propria analisi di quelli che sono stati a suo avviso gli errori del presidente russo Vladimir Putin. Zazo fa notare che l’Ucraina è un «Paese profondamente connesso alla lingua e alla tradizione culturale russa», ma «il grande errore di Putin è stato confondere l’essere russofoni con i russofili». Secondo l’ambasciatore il presidente russo non ha preso in considerazione i cambiamenti storici che hanno attraversato il paese, dalla Rivoluzione arancione nel 2004, fino alla rivoluzione di Maidan e alla guerra del Donbass nel 2014. Putin, spiega Zazo, «si è illuso, ha ignorato il profondo cambiamento generazionale: ormai qui solo gli anziani guardano con nostalgia all’Urss, tra i giovani prevale nettamente l’apertura all’Europa e in generale all’Occidente». Questo conflitto ha rivoluzionato la posizione dei cittadini ucraini e – come ha sottolineato Zazo – già prima dell’invasione del 24 febbraio solo il 9 per cento degli ucraini restava legato politicamente a Mosca, oggi forse meno del 5 per cento. Questo conflitto «ha rafforzato l’identità nazionale ucraina anche in luoghi come Odessa, Mariupol, Kharkiv e Cherson dove la cultura era completamente russa e l’Ucraina non è più un Paese di frontiera tra slavi ed europei, ma una realtà che guarda a Roma, Londra, New York e Parigi»


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