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Zelensky: «L’accordo con Mosca ha bisogno di due documenti separati». Anche l’Italia tra i Paesi garanti per la sicurezza ucraina

Il presidente ucraino detta le condizioni per la pace con Mosca. Previsti due accordi distinti: uno per la sicurezza della sua nazione, e l’altro per regolare i rapporti con la Federazione russa

L’accordo di pace tra Kiev e Mosca, secondo il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, dovrà consistere di due documenti ben distinti: «uno dovrebbe riguardare le garanzie di sicurezza per l’Ucraina, l’altro direttamente le relazioni con la Federazione russa», ha dichiarato nel corso di un’intervista ripresa da Ukrainska Pravda. A far nascere la necessità di inserire in due documenti separati le condizioni per la sicurezza del suo Paese, così come i rapporti con «lo Stato nemico» (la Federazione Russa, ndr), sarebbe stato il massacro di Bucha: «La Russia vuole tutto in un unico documento, ma visto quello che è successo a Bucha, le circostanze stanno cambiando», ha aggiunto Zelensky.


L’Italia potrebbe fare da garante

Se si dovesse raggiungere un accordo con Mosca per la neutralità di Kiev, l’Italia, insieme a Regno Unito, Usa e Turchia, si è detta pronta a fare da garante per la sicurezza ucraina. Zelensky ha confermato questa ipotesi, affermando: «Al momento non abbiamo ancora firmatari, ma c’è una dimostrazione d’interesse da parte della Gran Bretagna, degli Usa, della Turchia e dell’Italia». Riguardo al ruolo dell’Unione Europea, «credo che ci sarà un impegno separato», ha concluso. In un’intervista al Tg1 dello scorso 6 aprile, il Ministro degli Esteri ucraino Dmytro Kuleba aveva espresso parole di approvazione nei confronti del governo Draghi, a proposito della candidatura del nostro Paese a garante della sicurezza. Serhiy Leshchenko, consigliere senior del presidente Zelensky, aveva aggiunto dettagli sul ruolo in questione: «Se voi ci garantite e poi la Russia attacca, significa che anche voi italiani, assieme agli altri garanti, sarete in guerra contro la Russia? Si stanno discutendo i protocolli segreti per mettere a punto la questione». 


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