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Conte: «Il M5s dice no alle armi d’attacco all’Ucraina. Draghi venga in Parlamento a spiegare»

Il leader M5s: voteremo no, vogliamo una soluzione politica equilibrata per la guerra

Il Movimento 5 Stelle si oppone «all’invio di aiuti militari e a controffensive che esulino dal perimetro del legittimo esercizio del diritto di difesa in base all’articolo 51 della Carta dei diritti dell’uomo». Lo fa sapere oggi il presidente dei grillini Giuseppe Conte in un’intervista rilasciata a il Fatto Quotidiano. «Il no all’escalation militare è la linea del Piave del M5s – aggiunge Conte nel colloquio con Luca De Carolis -. Abbiamo chiesto al premier Draghi e al ministro della Difesa Guerini di riferire in Parlamento, in modo che ci sia piena condivisione e possibilità di conoscere gli interventi programmatici del governo». Ma se ci fosse un nuovo voto in Aula «voteremo conseguentemente: vogliamo che l’Italia sia protagonista di negoziati che portino ad una soluzione politica equilibrata».


L’ex premier esclude che «altri partiti si dissocino dal diritto all’autodifesa, nessuno ha detto il contrario. Se qualcuno invece vuole promuovere un’escalation…Chi lo vuole fare, Giorgia Meloni? Sta all’opposizione», sottolinea. Nessuno finora «ci ha detto che l’obiettivo non è difendere l’Ucraina ma distruggere la Russia». Draghi «deve dirci quale linea e quale indirizzo faranno valere in sede internazionale». Mentre l’allargamento del conflitto prefigurerebbe «uno scenario da terza guerra mondiale, una follia. Un’eventuale controffensiva sarebbe un’altra prospettiva». E comunque, «bisogna ragionarne anche con Zelensky».


Infine, sul caso di Vito Petrocelli, i senatori grillini sono pronti a dimettersi in massa dalla Commissione esteri pur di farlo rimuovere dalla presidenza: «Se non troveremo altra strada, ci arriveremo. Siamo disponibili a ogni misura per garantire che lui non resti a presiedere. Ma non può essere una nostra iniziativa: dobbiamo deciderlo con gli altri partiti». Nell ‘attesa Petrocelli «verrà espulso dal gruppo del Senato, grazie a una modifica del regolamento».

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