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Orsini rimosso dall’osservatorio della Luiss: «Non sarà più il direttore»

Verso lo stop anche l’intero osservatorio fondato dal professore: «L’accordo di collaborazione è giunto a scadenza e non sarà rinnovato»

Alessandro Orsini non sarà più direttore dell’Osservatorio internazionale della Luiss. A riportarlo sono fonti dell’ateneo romano citate da Repubblica. Ma c’è di più. Secondo le stesse fonti, dovrebbe essere soppresso l’intero osservatorio fondato dal professore. Una decisione arrivata dopo le numerose polemiche per le esternazioni filo russe che da settimane Orsini continua a rilasciare sui giornali e nei talk televisivi. Lo studioso resterà, almeno per ora, professore associato nel dipartimento di Scienze politiche ma il sito del suo osservatorio è stato già rimosso dal web e scomparso all’istante. «L’accordo di collaborazione con Eni per l’Osservatorio sulla sicurezza internazionale, affidato dall’ateneo al professor Alessandro Orsini, è giunto a scadenza da circa due mesi e non sarà rinnovato», spiegano intanto dall’ateneo, «Per questa ragione, i canali di comunicazione dell’Osservatorio, incluso il sito internet, “Sicurezza internazionale”, da oggi non sono più attivi».


«Hitler non aveva intenzione di fare la guerra»

L’ultima dichiarazione di Orsini durante la trasmissione Accordi & Disaccordi andata in onda nella serata del 29 aprile ha destato non poche polemiche: «Hitler non aveva intenzione di far scoppiare una guerra mondiale. La Germania invase la Polonia; Inghilterra e Francia si erano alleate con la Polonia e scattò un effetto domino che Hitler non si aspettava». È a seguito di queste frasi che è arrivata la decisione definitiva della Luiss, nonché la protesta del saggista Claudio Velardi che poche ore fa ha annunciato il suo addio all’università romana, in evidente polemica con Orsini. «Da molti anni insegno in un Master Luiss, vergognandomene un po’ perché non mi sento mai all’altezza» ha scritto, «ma piuttosto fiero di essere parte di un network di qualità. Ho deciso di non farlo dal prossimo anno. È il momento di compiere qualche piccolo gesto di ribellione civile».


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