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Mali, il Guardian: «I mercenari russi del gruppo Wagner coinvolti nelle stragi dei civili»

I soldati russi sono accusati di aver ucciso almeno 400 civili in alcune operazioni congiunte con l’esercito maliano. Ma Mosca ostacola le indagini dell’Onu

Sarebbero sempre di più le prove che collegano i mercenari russi alla morte di centinaia di civili in Mali. Lo riporta il Guardian. Decine di testimoni, leader delle comunità locali, diplomatici e analisti concordano nel ritenere responsabili delle stragi i soldati del gruppo russo Wagner, una compagnia privata di combattenti creata da uno dei più stretti alleati di Vladimir Putin. Lo scorso anno il gruppo è stato assoldato dai nuovi vertici militari maliani, in seguito al colpo di Stato avvenuto a maggio 2021. Tra le prove, alcuni documenti interni dell’armata militare maliana, visionati dal Guardian, che attesterebbero la partecipazione dei soldati russi a numerose operazioni militari dell’esercito locale: secondo l’ong «Armed conflict location and event data project» (Acled), sarebbero almeno 456 i civili uccisi nel corso di nove incursioni militari nei primi quattro mesi del 2021.  


I massacri

L’episodio più grave risale a marzo: il gruppo Wagner sarebbe stato coinvolto nel massacro perpetuato dall’esercito maliano nel villaggio di Moura, controllato dagli estremisti islamici. In quattro giorni, dicono diversi testimoni, sono stati uccisi tra i 350 e i 380 uomini, tra i quali l’Acled crede ci fossero tra i 60 e i 100 estremisti disarmati. Tutti gli altri erano civili. Il 19 aprile, in seguito a un’imboscata durante un’operazione militare contro i militanti islamici attivi nell’area centrale del Paese, dove sarebbero morti uno o due mercenari, i soldati russi e maliani avrebbero aperto il fuoco in due villaggi, uccidendo decine di civili. A inizio marzo, invece, sono stati trovati più di 30 corpi bruciati, sempre nel Mali centrale: secondo Human Rights Watch, molti erano stati bendati, legati e poi fucilati. Le testimonianze, anche in questo caso, accusano entrambe le forze militari.  


Russia e Mali negano ogni coinvolgimento

Le autorità maliane continuano a negare ogni accusa. I vertici dell’esercito, conosciuto con l’abbreviazione “Fama”, hanno detto di aver ucciso 203 militanti islamici durante un’operazione militare a Moura, negando l’esecuzione dei civili. Allo stesso modo hanno negato l’uccisione di soldati russi nell’incursione del 19 aprile o qualsiasi coinvolgimento dei mercenari nelle operazioni militari, giustificando la loro presenza nel Paese come esclusivamente finalizzata all’addestramento. Sul piano diplomatico, invece, sia la Russia che il Mali stanno cercando di ostacolare ogni azione dell’Onu per fare luce sui massacri: Mosca ha posto il veto sulla proposta di istituire un’indagine indipendente, mentre il Mali ha impedito l’arrivo a Moura di un gruppo inviato dalle Nazioni Unite. Il rappresentante russo all’assemblea Onu ha detto che le autorità maliane «non hanno un’agenda segreta» e che le speculazioni sul coinvolgimento di mercenari russi nei massacri fanno parte di «un sordido gioco geopolitico».  

La violazione dei diritti umani del gruppo Wagner

Il gruppo Wagner si è stabilito in Mali a dicembre, facendo dell’aeroporto internazionale della capitale il suo quartiere generale, per poi trasferirsi in varie basi operative sparse nel centro del Mali tra gennaio e febbraio. Secondo gli osservatori internazionali, l’arrivo dei mercenari russi (che è stimato siano tra i 600 e i 1.000) è coinciso con «un significativo deterioramento dei diritti umani» nel Paese. La stessa dinamica è stata osservata nella Repubblica Centrale Africana dove, secondo un nuovo report di Human Rights Watch, pubblicato il 2 maggio, i soldati russi avrebbero ucciso e torturato i civili fin dal 2019. Presenti in una dozzina di altri Paesi africani, i mercenari russi fanno parte della stessa compagnia attiva tutt’ora anche in Ucraina, dove sono stati accusati di numerose atrocità.  

Foto di copertina: il giuramento del Colonnello Assimi Goita, attuale presidente di transizione del Mali (EPA/HADAMA DIAKITE)

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