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Eurovision 2022: su Torino ricadute 7 volte maggiori dell’investimento

Per la finale previsti 200 milioni di spettatori. I registi: «Lavoro enorme ma resteremo giocosi»

Mentre Torino si prepara ad allestire le serate dell’Eurovision Song Contest e nonostante le polemiche di questi giorni, c’è chi stima che il festival avrà una ricaduta sul territorio della città di Torino circa sette volte l’investimento che è stato fatto. A dirlo sono il sindaco Stefano Lo Russo, il presidente della Regione Alberto Cirio, e il direttore del Centro di produzione Rai di Torino, Guido Rossi. «L’imponente sforzo organizzativo, grazie alla collaborazione straordinaria messa in campo – ha dichiarato Rossi – ci ha permesso di costruire qualcosa di unico. Da domenica si comincia a fare sul serio, adesso si stanno facendo le prove, e io credo che tutta la città vivrà questo spirito. Si respira l’internazionalità – ha continuato – di un evento imponente e importante che porterà a noi come Rai un beneficio dal punto di vista di visibilità e di valore di broadcaster pubblico fortissimo, e a tutto il territorio anche un valore di ricordo». Ha poi riconosciuto e sottolineato la potenzialità mediatica delle persone che vi parteciperanno che con i loro racconti sui social daranno un grande apporto alla comunicazione dell’evento. È d’accordo anche il governatore del Piemonte, Alberto Cirio, che ha rimarcato le ricadute dell’Eurovision commentando: «Basti pensare a tutti i telefoni dei ragazzi che ieri in questa piazza filmavano quelli che suonavano, le cui immagini venivano rimbalzate in tutto il mondo».


La regia: «Un Eurovision mai visto»

Per la prima volta saranno coinvolti i due registi Duccio Forzano e Cristian Biondani, quest’ultimo in passato ha diretto live show di star come Katy Perry, Lady Gaga, Black Eyed Peas e The Cure. Biondani nella prima semifinale del 10 maggio si occuperà della gara, mentre Forzano si concentrerà sulle «parti più squisitamente dedicate allo show». I ruoli si invertiranno nella seconda semifinale e poi il 14 maggio lavoreranno a braccetto. «L’Eurovision è un gioiello che passa di mano in mano, una coproduzione che coinvolge 40 nazioni e di cui quest’anno l’Italia è host broadcaster», ha commentato Biondani. «Il meccanismo è complicatissimo e – ha aggiunto – ogni delegazione vuole vincere: dobbiamo interpretare decine di gusti differenti, soddisfare richieste che riguardano perfino frame di millimetri, ricordare migliaia di inquadrature. È enorme lo sforzo produttivo della Rai. Davanti alla finale ci saranno 200 milioni di spettatori, un dato impressionante: eppure cercheremo di restare leggeri e giocosi, e lo faremo insieme». Forzano invece ha sottolineato che come conduttori ci saranno tre personaggi dello spettacolo: Laura Pausini, Mika e Alessandro Cattelan. A questo proposito Biondani ha anticipato che giovedì sera andrà in scena un numero in cui ironizzeranno sull’Italian style con Cattelan.


Le telecamere da Kiev

Biondani ci ha tenuto anche a sottolineare che le telecamere ‘volanti’ arrivano dall’Ucraina, dalla società OperTec di Kiev e ha raccontato: «Quando è scoppiata la guerra, li abbiamo chiamati per sapere come stavano e ci hanno tranquillizzato, spiegando che si stavano spostando dalla città e che le attrezzature erano al sicuro. Ma noi eravamo preoccupati per loro, non per le macchine». Ha poi spiegato che circa trenta dei loro operatori si trovano a Torino e che «grazie al contratto con Eurovision sono riusciti ad evitare la chiamata alle armi». Forzano ha concluso dicendo: «Ci saranno delegazioni, come i serbi o gli ucraini che non cantano in inglese, ma nella loro lingua. Ma tutti siamo uniti dal linguaggio universale dell’immagine e della musica».

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