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Bremmer: «Le armi a Kiev? Arriveranno, ma gli Usa non possono impegnarsi in una guerra lunga»

Il politologo spiega le mosse di Biden: i mesi che ci separano dalla fine del 2022 saranno decisivi

Il politologo Ian Bremmer, fondatore di Eurasia Group e reduce dal World Economic Forum di Davos, dice oggi in un’intervista a La Stampa che le armi più potenti per l’Ucraina arriveranno presto nonostante lo stop di Joe Biden. Mentre per il piano italiano per la pace mancano le condizioni. «Washington invierà i sistemi limitando invece l’approvvigionamento di munizioni a quelle di breve raggio», sostiene Bremmer. «E questo è assolutamente comprensibile perché gli Stati Uniti non vogliono allargare il conflitto al di là dei territori dell’Ucraina, ma puntano a chiuderlo nelle dimensioni attuali e con la Russia che restituisce i territori occupati oltre a provvedere alle spese per la ricostruzione. Gli americani sono ben lungi dal sostenere una guerra contro la Russia in Russia, un conflitto che potenzialmente potrebbe ampliarsi su geometrie di pertinenza della Nato».


Mentre su Di Maio il giudizio è chiaro: «Quello che possono dire è che l’unico tipo di negoziato che si sta muovendo ora è per sbloccare l’impasse sui rischi relativi alla sicurezza alimentare, al fine di riprendere le esportazioni di grano ucraino aprendo alle rotte da e verso il porto di Odessa. Non ci sono condizioni al momento per allargare il confronto ad altri ambiti». Infine, sul sostegno militare Usa, «è chiaro che l’anno in corso è chiave per capire le sorti del conflitto. Non credo che nel 2023 gli Stati Uniti potranno impegnarsi per altri 40 miliardi di dollari a sostegno di Kiev. Ecco perché credo che i mesi che ci separano dalla fine del 2022 saranno decisivi».


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