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Svezia, la deputata curda salva il governo: «In cambio non cedete al ricatto turco sulla Nato»

La sua astensione ha permesso all’esecutivo di Andersson di non andare in frantumi. E ora pretende che Stoccolma non si tiri indietro nel supporto alla causa curda, nonostante le pressioni di Ankara

Una deputata di origine curda ha salvato il governo svedese di Magdalena Andersson da un voto di sfiducia in Parlamento. In cambio Amineh Kakabaveh, politica di origine curdo-iraniane, ex membra del Partito della Sinistra ed ex combattente peshmerga curda, ha chiesto a Stoccolma di non cedere alle pressioni della Turchia sul sostegno ai curdi. La mozione di sfiducia contro il ministro della Giustizia Morgan Johansson, accusato di inerzia di fronte alla crescita della violenza criminale delle gang, è stata votata da 174 deputati: uno in meno dei 175 necessari per essere approvato. Decisiva è stata dunque l’astensione di Kakabaveh, arrivata dopo un’accordo dell’ultimo minuto: il suo voto, aveva detto, sarebbe dipeso dalla posizione che la premier avrebbe deciso di assumere nei confronti delle richieste avanzate dalla Turchia contro la comunità curda presente nel Paese.


Recentemente, Ankara ha ostacolato l’ingresso di Svezia e Finlandia nella Nato, accusando i due Paesi di appoggiare e dare rifugio al «terrorismo» curdo. In cambio del suo via libera all’entrata nell’Alleanza, ha chiesto alla Svezia di estradare persone vicine al Pyd/Ypg, considerato da Ankara «terroristico» al pari del Pkk. Tra i nomi fatti da Ankara ci sarebbe anche la stessa Kakabaveh.


Il precedente

Kakabaveh aveva già salvato Andersson a novembre, quando era è stata costretta a uno stop dopo appena un giorno dall’insediamento a causa del ritiro dei Verdi dalla coalizione. Andersson aveva quindi promesso che la Svezia avrebbe rafforzato la sua cooperazione con il Syrian Democratic Union Party, un gruppo curdo che la Turchia considera parte del Pkk. La Svezia nega che ci siano rapporti tra i due gruppi politici.

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