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L’uso delle mascherine non impedisce agli elettori di votare durante il Referendum (e non sono obbligatorie)

I dati sull’affluenza delle precedenti elezioni tenutesi durante la pandemia smentiscono le teorie sul tentativo di «impedirci di votare»

Circola su Facebook un articolo pubblicato sul sito Il Paragone, del senatore Gianluigi Paragone, dal titolo «Voto ad ostacoli. Ecco come Draghi e il PD tenteranno di impedirci di votare». Nell’articolo si sostiene che le misure anti Covid-19 che verranno adottate nei seggi delle prossime elezioni amministrative e referendum sono previste per «impedirci di votare», ma si tratta di un’interpretazione che di fatto disinforma. È bene spiegare il perché, anche a seguito della novità: non saranno obbligatorie, ma fortemente raccomandate.

Per chi ha fretta:

  • Le misure anti-Covid non impediscono di votare;
  • L’affluenza al referendum costituzionale del 2020 è stata superiore a quella di due dei tre referendum costituzionali precedenti, nonostante regole più stringenti di quelle attuali;
  • Alle elezioni regionali del 2020, l’affluenza è stata maggiore che in quelle precedenti del 2015
  • Alle amministrative del 2021, l’affluenza è stata minore che a quelle del 2016, ma comunque del 54 per cento

Analisi

I commenti sotto uno dei post Facebook gridano già al «broglio», ancora prima del voto: «BISOGNA ANNULLARE IL REFERENDUM CHIUNQUE VOTI E QUALUNQUE RISULTATO SI OTTENGA é COMUNQUE UN BROGLIO !!!» scrive l’utente Tito, tutto rigorosamente in maiuscolo.

Una delle ricondivisioni dell’articolo su Facebook

Le accuse dell’articolo

Ma quali sono queste misure da «Tso antidemocratico» che «sembrano avere ben poco a che fare con la tutela della salute pubblica»? Sarà necessario presentarsi ai seggi con una mascherina – perlomeno chirurgica – e viene richiesto di utilizzare i gel igienizzanti presenti. Dovrà inoltre essere rispettata la distanza interpersonale di almeno un metro, e saranno gli elettori stessi a inserire la scheda nelle urne, in modo da evitare contatti non necessari. Infine, verranno segnalati dei percorsi da seguire all’interno dei seggi. Secondo l’articolo queste accortezze sono utili «a mandare in tilt il cervello anche del più paziente dei cittadini. E a scoraggiare, se possibile, l’affluenza alle urne».

L’affluenza nelle altre votazioni durante la pandemia

Per verificare se effettivamente gli accorgimenti adottati per prevenire la diffusione del Covid-19 impediscano di votare, è possibile confrontare i dati sull’affluenza delle elezioni che si sono tenute in tempo di pandemia con elezioni analoghe tenutesi prima del 2020. Infatti, le prossime elezioni non saranno le prime a essere tenute nel nostro Paese da quando è scoppiata la pandemia da coronavirus.

A ottobre 2021, sono stati eletti i sindaci di 20 comuni capoluogo di provincia, mentre a settembre 2020 sono stati rinnovati i consigli di sette regioni italiane: Liguria, Toscana, Valle d’Aosta, Marche, Campania, Puglia e Veneto. Nella stessa occasione, si votò anche per il referendum costituzionale sul taglio del numero dei parlamentari. Nel 2020, le regole anti Covid da rispettare ai seggi erano le stesse di oggi – distanziamento, mascherina, invito ad usare il gel igienizzante – con una differenza, non era possibile recarsi alle urne in caso di contatto con un positivo nei 14 giorni precedenti, mentre ora è prevista solo l’autosorveglianza. Anche nel 2021 le regole erano pressoché le stesse di oggi, con l’aggiunta dell’obbligo di green pass per chi votava nelle strutture sanitarie.

Nonostante le misure anti Covid fossero simili, o addirittura più stringenti, in entrambe le occasioni il voto è stato mediamente partecipato. Al referendum del 2020, l’affluenza è stata del 52,12 per cento, minore del 65,47 per cento del referendum costituzionale del 2016, ma simile al 53,6 per cento del 2006 e di gran lunga superiore al 34,1 per cento di quello del 2001. Alle elezioni regionali del 2020 è andato a votare il 57,09 per cento dei votanti, cifra, nonostante le difficoltà della pandemia, sensibilmente superiore al 52,2 per cento che aveva votato nelle stesse regioni nel 2015. I risultati si ribaltano se confrontano le elezioni comunali del 2021 con quelle precedenti del 2016. L’anno scorso l’affluenza è stata del 54,7 per cento, inferiore al 62,1 per cento di sei anni fa. La flessione, però, seppur significativa, non giustifica le affermazioni dell’articolo, secondo il quale, le prossime elezioni saranno «un vero e proprio calvario per gli italiani».

Mascherine fortemente raccomandate

A seguito delle polemiche, una successiva circolare del Viminale afferma che le mascherine sono fortemente raccomandate per l’accesso degli elettori ai seggi:

Il capo del dipartimento per gli Affari interni e territoriali del ministero dell’Interno Claudio Sgaraglia ha diramato una nuova circolare con cui informa i prefetti dell’avvenuta sottoscrizione da parte dei ministri della Salute, Roberto Speranza, e dell’Interno, Luciana Lamorgese, dell’”addendum” al Protocollo sanitario e di sicurezza dell’11 maggio 2022 per lo svolgimento delle consultazioni elettorali e referendarie dell’anno 2022.

L’addendum, in considerazione del mutato quadro epidemiologico rispetto alla data di adozione del protocollo stesso, prevede l’uso fortemente raccomandato della mascherina chirurgica per l’accesso degli elettori ai seggi, per il solo esercizio del diritto di voto.

Conclusioni:

Un articolo pubblicato sul sito Il Paragone sostiene che misure come le mascherine, i gel igienizzanti, e il distanziamento sociale renderanno il voto del 12 giugno «un calvario». Le misure, però, sono pressoché le stesse di quelle che erano in vigore nel 2020 e nel 2021. L’influenza che queste hanno avuto sul voto non risulta essere significativa, dal momento che in varie occasioni l’affluenza è stata anche maggiore rispetto ad alcune delle votazioni precedenti. Secondo il Viminale, infine, risulta che le mascherine saranno fortemente raccomandate e non obbligatorie.

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