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Salvini: «A Lavrov avrei chiesto di fermare le armi. Questa guerra ci sia da lezione: torniamo a occuparci prima dell’Italia che del resto del mondo»

Il leader della Lega: «La guerra non si vince sterminando l’avversario, qualunque bandiera ci sia da una parte o dall’altra»

Matteo Salvini spera ancora nel viaggio in Russia, durante il quale avrebbe dovuto incontrare il ministro degli esteri del Cremlino Sergej Lavrov. E quest’oggi, ospite del talk Zona Bianca su Rete 4, il leader del Carroccio è tornato sul mancato viaggio a Mosca, spiegando che durante il colloquio con il ministro russo avrebbe chiesto «di fermare le armi, di decidere un cessate il fuoco per tornare a ragionare». Questo perché, a detta di Salvini, «nel 2022 la guerra non si vince sul campo sterminando l’avversario, qualunque sia la casacca, qualunque delle due bandiere siano da una parte o dall’altra». Il segretario leghista ha poi aggiunto: «Siccome al tavolo bisognerà tornarci, così come al dialogo e alla diplomazia, prima lo si fa meglio è». Insomma, la posizione di Salvini non cambia, in particolare sul tema delle armi e viene ribadita a pochi giorni dell’intervento del premier Draghi a palazzo Madama, prima del Consiglio europeo sulla crisi in Ucraina.


«L’Italia da sempre è stata promotrice di pace e di dialogo, mentre altri parlano solo di guerra e di armi – ha proseguito Salvini -. Io volevo semplicemente, e vorrò, chiedere alle parti in conflitto di fermarsi per salvare vite». Dopo essersi detto «contento» per il viaggio a Kiev del premier Draghi, del presidente francese Macron e del cancelliere tedesco Scholz, Salvini ha aggiunto: «Questa settimana, in Parlamento, spero di ascoltare parole di pace, proposte di pace e di cessate il fuoco». E successivamente il leader leghista ha aggiunto: «Questo ci sia di lezione, perché quando abbiamo pensato che la globalizzazione risolvesse i problemi di tutto il mondo poi ti alzi una mattina e se qualcuno ti chiude rubinetto del gas le tue scuole e i tuoi ospedali rischiano di rimanere al buio, quindi torniamo a occuparci di Italia prima che del resto del mondo». 


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